È inevitabilmente tempo di processi per il calcio italiano, ed è anche ovvio che sia così. Se nel 2014 mi avessero detto che avrei dovuto aspettare 16 anni (o forse anche di più) per vedere nuovamente l’Italia al mondiale, beh mi sarei fatto una sonora risata. Ma dare la responsabilità di un fallimento di queste dimensioni ad una sola persona (che sia Gravina, Gattuso, Bastoni, o Turpin), sarebbe sbagliato a prescindere. Sono davvero tanti gli elementi da prendere in considerazione e tutti questi hanno inciso sulla delusione azzurra.
Turpin, Gattuso e Gravina
Parto dal più superficiale: il calcio è uno sport deciso sempre di più dai singoli episodi, che siano di gioco o banalmente arbitrali. Se Muharemovic fosse stato espulso come Bastoni l’Italia forse avrebbe vinto. Per non parlare del tocco di mano di Dzeko sul gol dei bosniaci. L’Italia sotto questo punto di vista non è certamente stata fortunata, ed episodi del genere in una partita secca pesano, tanto. Le problematiche del calcio italiano sarebbero rimaste, ma con un arbitraggio diverso probabilmente l’Italia sarebbe ai Mondiali e oggi saremmo tutti ad esultare e a parlare di rilancio azzurro.
Le responsabilità però sono ovviamente anche di chi le scelte tecniche le ha fatte, quindi Gattuso. Già nei giorni scorsi in molti avevano espresso dubbi sulla titolarità di Politano e Retegui, o sulla convocazione di Frattesi, o sull’intoccabilità di un giocatore come Bastoni che sta vivendo un periodo molto complicato e che forse è anche sopravvalutato in fase difensiva. È inevitabile che queste scelte abbiano pesato. Anche far calciare il primo rigore ad un ragazzo come Esposito e non ad un senatore come Tonali lascia qualche dubbio.
Ci sono tanti giocatori italiani che in Europa stanno facendo molto bene, come Ruggeri, Tresoldi o Kayode, ma non sono nemmeno stati presi in considerazione. Così come è altrettanto innegabile che se sei il presidente della FIGC e sotto la tua guida la nazionale ha mancato la qualificazione a due Mondiali, il minimo che tu possa fare è dare le dimissioni. Una menzione anche per i calciatori, perché in fin dei conti sono loro a scendere in campo. Se Bastoni non avesse commesso quell’ingenuità la partita sarebbe stata diversa. Se Kean, Esposito e Dimarco non avessero sprecato quelle grandi occasioni probabilmente l’Italia si sarebbe qualificata.
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Settori giovanili e allenamenti
Ma la crisi del calcio italiano va ben oltre i singoli personaggi. Si parla spesso dei settori giovanili e di quanto la rivoluzione in Italia debba partire da loro. Questo è in parte vero e in parte no, perché già adesso diversi aspetti funzionano bene. Chi dice che nelle giovanili pensano solo al risultato e non a sviluppare i ragazzi sbaglia, o quantomeno non ha mai visto delle partite di un qualsiasi settore che vada dalla Serie A all’Èlite. La maggior parte dei vivai forma benissimo i giocatori sotto il piano tecnico, tattico e fisico, anche se c’è un grande problema: l’enfasi va davvero troppo sul possesso palla, sulla tattica e mai sulle iniziative individuali. Tutti i ragazzi hanno una tecnica di base molto solida, leggono bene il gioco, ma non sanno saltare l’uomo.
E questo è un qualcosa che si vede anche tra i più grandi. La Bosnia ha potuto inserire una futura stella come Alajbegovic che con personalità ha provato in continuità a prendere l’iniziativa. L’Italia in tutta la rosa non aveva un giocatore con quelle caratteristiche. E anche tra i giocatori lasciati a casa ce ne sono veramente pochi con quelle peculiarità. Del resto, gli Europei del 2021 sono stati vinti anche grazie allo stato di grazia di Chiesa e Spinazzola. Giocatori in grado di creare superiorità numerica con il dribbling e la propria velocità. In questo gruppo forse solamente Palestra ha fatto vedere qualche strappo interessante sul piano atletico e tecnico (e non partiva nemmeno dal primo minuto).
Però i risultati ci sono
Ma nonostante questa lacuna, il lavoro sui giovani in Italia rimane eccellente, altrimenti l’Italia non sarebbe arrivata in finale nel mondiale under 20 del 2023, e in semifinale nel 2019 e 2017. Oppure non avrebbe vinto l’Europeo under 19 nel 2023 e raggiunto la semifinale nel 2024. Il problema è sempre il solito: la transizione tra settore giovanile e prima squadra. In quel preciso momento perdiamo un enorme numero di talenti che non riescono a mostrare le proprie capacità.

Gli altri sport
Sul tema nazionale aggiungo un’ultima considerazione. Stiamo vivendo un momento storico molto positivo per lo sport italiano. Sinner domina nel tennis, Formula 1 e MotoGP vedono due italiani in testa alla classifica, nelle ultime Olimpiadi sia invernali sia estive l’Italia ha fatto il suo record di medaglie, pallavolo e rugby vivono ottimi momenti, insomma forse dovremmo semplicemente accettare che in Italia il calcio non attira più una maggioranza schiacciante di ragazzi e questo comporta inevitabilmente un bacino di talenti più ristretto da cui attingere.
Il caso Liberali
Se poi questi talenti non vengono nemmeno valorizzati, allora diventa un problema ancora più grande, e qua rivolgo l’attenzione anche al Milan. Un caso emblematico è quello di Liberali: Mattia è stato ceduto a titolo gratuito (con il 50% sulla prossima cessione in favore del Milan) al Catanzaro. Persino in Serie B, dove negli ultimi due mesi ha impressionato, per trovare spazio ha dovuto aspettare l’infortunio di Cissè (ragazzo italiano e comprato proprio dal Milan per quasi 10 milioni). È possibile che un talento come Liberali abbia dovuto aspettare un infortunio grave di chi lo precedeva nelle gerarchie per trovare minuti in un campionato cadetto? Il Milan sta producendo tanti ragazzi italiani di talento negli ultimi anni, però il loro impatto in prima squadra è stato minimo.
Da Colombo e Maldini a Camarda e Comotto
In questi anni se al posto di una delle tante punte di riserva che sono andate e venute ci fosse stato Colombo, sarebbe stata così diversa la storia? O se al posto di Chukwueze si fosse continuato a puntare su Daniel Maldini? Bartesaghi è la dimostrazione che a volte basta solo un pizzico di coraggio e di continuità per far crescere i ragazzi. Adesso il Milan ha Camarda e Comotto, forse i due 2008 più promettenti in Italia. Il primo a Lecce ha fatto vedere qualche spunto interessante già quest’anno, mentre il secondo a La Spezia dopo una partenza a rilento si è preso il posto da titolare.
Ovviamente parliamo di due ragazzi giovani, ma con la probabile qualificazione in Champions il Milan per allungare la rosa dovrebbe puntare su questi ragazzi, senza esitare nel farli giocare, perché è evidente che abbiano le qualità per essere da Milan. Magari ci rimetteresti qualcosa al primo anno, ma alla lunga è una politica che premia. Anche Yamal al primo anno da titolare fisso al Barcellona ha faticato un po’, però poi nella seconda stagione è esploso.
Insomma, come avrete capito servono tanti cambiamenti, da chi è al vertice del calcio italiano, a chi vive la realtà dei campi tutti i giorni. Altrimenti i 16 anni di digiuno dal mondiale potrebbero prolungarsi ulteriormente e il calcio italiano sprofonderà sempre di più.
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