EDITORIALE PRIMA PAGINA

Inserire moneta e salvate il Milan

La sconfitta contro l’Atalanta è soltanto l’ultima fotografia di un Milan fragile, irriconoscibile. Una squadra che si è totalmente smarrita inspiegabilmente.

A San Siro è andata in scena una serata che racconta tanto, forse tutto, sul momento che stanno vivendo i rossoneri. La contestazione a Giorgio Furlani, i fischi alla squadra, la Curva Sud che lascia lo stadio al terzo gol dell’Atalanta. Scene che fanno male al cuore per chi ha il rossonero che scorre prepotentemente nelle vene.

Ma ci tengo ad analizzare questo momento tragico, calcisticamente parlando, con lucidità. È un Milan che ha perso soprattutto l’unità, che era stata la vera forza nel girone d’andata.

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Ognuno appare concentrato sul proprio futuro più che sul bene collettivo. Una società senza certezze, un allenatore in bilico, giocatori simbolo come Leao ormai distante dall’ambiente e consapevole che il rapporto con i tifosi appare irricucibile.

Un discorso simile si può fare per Pulisic. L’ americano, infatti, non trova la via del gol addirittura dallo scorso dicembre e, negli ultimi mesi, il suo atteggiamento non è apparso sempre impeccabile. Prima gli screzi proprio con Leao, poi il presunto risentimento al gluteo emerso poco prima dell’ultima partita: episodi che hanno inevitabilmente alimentato dubbi e polemiche attorno al suo momento.
La sensazione è quella di un giocatore con la testa già proiettata verso il Mondiale, lontano parente del Pulisic brillante e decisivo che i tifosi rossoneri avevano imparato ad apprezzare in passato.

Davanti si segna col contagocce, dietro si concede troppo. Le responsabilità sono di tutti, compreso l’allenatore, che nelle ultime settimane ha lasciato per strada troppi punti. Addirittura una sola vittoria nelle ultime 6 gare, numeri raccapriccianti.

Ma certe crepe partono inevitabilmente dall’alto. Parte sempre e tutto dal manico. Perché se una qualificazione Champions che sembrava blindata è diventata improvvisamente un rischio concreto, allora significa che dentro questo club qualcosa si è rotto profondamente. E oggi la verità è una sola: questa non è più una squadra da “Milan”.

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