È scontro aperto tra la Lega Serie A e la Prefettura di Roma sul calendario della 37esima giornata di campionato. Al centro della polemica c’è il derby tra Roma e Lazio, inizialmente programmato insieme alle altre sfide decisive per la corsa Champions nella giornata di domenica alle 12.30.
Due giorni fa la Lega aveva infatti scelto di concentrare nello stesso orario tutte le partite che coinvolgono le squadre ancora in lotta per un posto nella prossima Champions League, nel tentativo di garantire contemporaneità e regolarità sportiva in un turno cruciale della stagione.
Il motivo del rinvio delle partite
Nelle ultime ore, però, è arrivato l’intervento della Prefettura di Roma, che ha deciso di spostare il derby capitolino a lunedì alle 20.45 per motivi di ordine pubblico. La scelta è legata alla concomitanza con la finale degli Internazionali d’Italia, in programma domenica pomeriggio al Foro Italico, a pochi passi dallo stadio Olimpico. Una sovrapposizione ritenuta troppo rischiosa sotto il profilo della gestione della sicurezza pubblica.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, lo spostamento del derby avrebbe inevitabilmente conseguenze anche sulle altre gare coinvolte nella corsa europea, che a quel punto dovrebbero slittare anch’esse al lunedì sera per mantenere la contemporaneità richiesta dal regolamento e dall’equilibrio competitivo.
La Lega Serie A, però, non ha accolto positivamente la decisione e ha reagito con toni molto duri. Attraverso una nota ufficiale, l’organizzazione ha invitato il prefetto a rivedere la propria posizione, minacciando in caso contrario un ricorso d’urgenza al Tar del Lazio già nella serata di oggi.
La linea della Prefettura, tuttavia, sembra ormai definita. Sempre secondo il quotidiano, il prefetto avrebbe già fatto sapere di non avere intenzione di tornare sui propri passi, aprendo così a un possibile scontro istituzionale destinato a essere risolto nelle prossime ore nelle aule amministrative.
Una vicenda che aggiunge ulteriore tensione a un finale di campionato già incandescente, con la corsa Champions ancora apertissima e il calendario che rischia ora di trasformarsi in un vero caso politico-sportivo.
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