Luca Bianchin, giornalista, si è espresso sulle pagine de La Gazzetta dello Sport analizzando il possibile nuovo Milan targato Ralf Rangnick, indicato come candidato direttore tecnico del club rossonero. Nel suo approfondimento, Bianchin ha delineato idee, struttura e filosofia del progetto, soffermandosi su organizzazione sportiva, mercato e valorizzazione dei giovani, elementi chiave per una possibile rivoluzione tecnica e gestionale del Milan nelle prossime stagioni e negli equilibri futuri del calcio italiano con implicazioni anche a livello europeo e competitivo complessivo.
Queste le parole del giornalista: “Il Milan diventerebbe una squadra giovane. Non estremamente come il Salisburgo ma certo, non una squadra di trentenni. Gli acquisti sarebbero Under 25, con attenzione al player trading: comprare a 22, 23, 24 anni per rivendere a distanza di due, tre, quattro anni. Non sarebbe solo questione di calciomercato. I giovani avrebbero opportunità e tempo per sbagliare e imparare… e questa sarebbe la sfida più complessa: far convivere un progetto giovane con l’impazienza di San Siro, che al primo pareggio mugugna, alla terza sconfitta protesta. La comunicazione sarebbe importante: spiegare dall’inizio il progetto per non scivolare nell’equivoco.“

Lo stile Rangnick
“La certezza più grande: lo stile in campo cambierebbe. Come passare da Valentino a Off White, o viceversa. Rangnick crede nelle squadre intense, aggressive, verticali e i suoi allievi hanno proseguito in quella direzione. La sua frase più citata resta quella sulla gravidanza: “Fare un po’ di pressing è come essere un po’ incinta. O sei incinta, o non lo sei. O vuoi pressare, o non vuoi farlo”. Il Milan 2026-27 diventerebbe l’opposto del Milan 2025-26. Il Milan di Allegri aspettava, difendeva, al massimo ripartiva. Il Milan di Rangnick cercherebbe di recuperare palla poco dopo averla persa, prenderebbe rischi, concederebbe più occasioni e ne creerebbe di più”.
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