Un personaggio mai banale, sia nel modo di allenare, sia nelle sue dichiarazioni, spesso molto sincere e senza filtri. Paulo Fonseca torna a parlare e lo fa ai microfoni di Sportweek, dove non risparmia affatto qualche frecciatina piuttosto polemica al Milan e al trattamento riservatogli nei sei mesi in cui ha allenato il club. Ecco alcuni frammenti dell’intervista, che uscirà domani mattina in edicola.
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Le dichiarazioni
Sul gioco espresso al Milan e sui suoi sentimenti sull’esperienza in rossonera dichiara: “Sono deluso, sì, perché due anni fa venni chiamato per un motivo: cambiare lo stile di gioco della squadra. ‘Vogliamo che il Milan diventi dominante, che abbia la palla e giochi nella metà campo avversaria’, mi fu detto dal club. Perfetto, risposi, è la mia stessa idea di calcio. Ma la verità è che per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile. Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Vi sembrerò arrogante, ma io ero avviato su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina”.
Poi una frecciatina sull’accoglienza riservata a Ruben Amorim: “Ero stato voluto per cambiare mentalità. Non mi hanno dato il tempo, ma abbiamo giocato tante belle partite. E dopo di me non è più successo. Ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c’era Cardinale in persona ad attenderlo. Quando arrivai io invece non c’era nessuno”.
L’esperienza rossonera di Paulo Fonseca si è contraddistinta per alcuni picchi davvero interessanti, come la vittoria nel derby (che ha posto fine ai sei derby consecutivi vinti dall’Inter) oppure il successo roboante al Bernabeu contro il Real Madrid, alternati ad un enorme difficoltà nel trovare continuità di prestazioni, con cadute inaspettate contro diverse “piccole” della Serie A.
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