EDITORIALE PRIMA PAGINA

IL DIKTAT DELL’OCCASIONALE – Lo sentite l’odore del sangue? Siate squali in un mondo di pecore

Tutti, nel proprio piccolo, sanno come va il mondo: al primo problema, alla prima piccolissima occasione, ci saranno pecore su pecore che diranno la loro. Parliamoci chiaro: il mondo è costituito per il 90% da gente senza personalità, per il 9% da falsi rivoluzionari (ogni riferimento è puramente casuale, ndr), e per l’1% da gente con un grande talento. Occhio però: talento non vuol dire riuscita o successo. A volte il talento è sprecato, questione di testa. La testa – ahimè, vi scrive uno che non l’ha mai avuta troppo quadrata – è fondamentale.

La testa, sì. Quella che è mancata al Milan per 45′ contro il Lecce. Un ottimo Lecce. Guidato da un grande Baroni. Idee, pressing, rapidità d’esecuzione: sono queste le armi a disposizione del tecnico dei salentini. Messe in campo egregiamente. Dall’altra parte un “diavolo” spuntato, molle, debole, quasi inerme, che ha approcciato malissimo il match e si è visto segnare due reti. Potremmo parlare per ore dell’approccio. Sbiadito: il Milan si è sciolto come il peggior inchiostro possibile su una tela che avrebbe voluto raccontare altro. Una pennellata d’autore, magari.

Non è l’errore di Kalulu, l’autorete di Theo: non sono questi i problemi. Capita a tutti di sbagliare, anche ai migliori. E non è una frase fatta. Sfido chiunque: chi avrebbe scommesso su Pierre a gennaio 2022? Titolare inamovibile e trascinatore del Milan campione d’Italia. Facciamo i seri: nessuna società in Italia può vantare un’idea così elevata. Decidere di non investire e puntare sui propri giovani, rischiando tutto. Un all-in “bello e buono“. Dal nulla. I rischi, lo sappiamo, comportano responsabilità. E dalle responsabilità derivano milioni di problemi. Meglio: i problemi aiutano a crescere.

Il problema di questo Milan, semmai, sono gli altri. E gli altri vivono nelle nostre case, crescono, diffidano. “Pioliout” era in tendenza a fine primo tempo. Pioli, colui che ha reso possibile l’impossibile. Con un gruppo di ragazzini. Il calcio, certo, molto spesso è ingiusto: la memoria è cortissima, si vive sul presente. E due punti in due gare di A, ai quali si aggiunge l’eliminazione in Coppa Italia, sono un dramma per una squadra che ha vinto meritatamente e in maniera inaspettata la Serie A 2021-22. Semplicemente ingrati. Questo non vuol dire che Pioli non abbia colpe: l’amore, si sa, ha l’amore come solo argomento. E pensare alle critiche ricevute sin qui fa male.

Fa male perché questo Milan può solo crescere. Questo Milan fa paura agli altri perché più avanti con le idee. Il Milan è riuscito a vincere senza “voler vincere”. Si badi bene a questa espressione: tutti puntano a vincere, poi tra il dire e il fare c’è di mezzo l’oceano delle scuse. Quelle stesse scuse che hanno trovato gli altri lo scorso 22 maggio. Il diavolo di Pioli, Maldini e Massara deve essere squalo. Non si possono cancellare quelle meravigliose immagini: il Milan ha vinto uno scudetto meritatamente, Con le idee, senza spese folli. Con il gioco.

Oggi siamo qui a parlare di altro. La parola, tanto amata dai più, “crisi“: per tre risultati sbagliati di fila. Uno con la Roma, dove il Milan meritava ampiamente la vittoria. E sul secondo ci sarebbero tanti temi da aprire: in primis il modulo, in secundis i titolari. Infine la disfatta in quel di Lecce, con un Milan che ha reagito mentalmente al doppio svantaggio e ha portato a casa un punto. Sì, i rossoneri dovrebbero vincere queste sfide. Eppure, i campionati del passato, dovrebbero insegnarvi qualcosa: esistono periodi no, partite sbagliate, l’importante è reagire. Questo Napoli non farà 100 punti a fine campionato. Non ha i mezzi per farlo. Lo sapete tutti. Eppure si preferisce “distruggere” una squadra giovane, di grandissime speranze, guidata da un tecnico innovatore. Perché è più facile.

Al di là del risultato con il Lecce, il primo vero obiettivo stagionale è mercoledì. Un derby in finale di Supercoppa. Vale tanto. Perché – parliamoci chiaro – molti di voi vorrebbero sentirsi dire: “Vale tutto“. Non è così. Vale tanto. Tantissimo, forse. Non tutto. La meraviglia del poker è questa: puoi sperare nella tua giocata, non saprai mai quanto ne valga o meno la pena. L’azzardo ha, intrinsecamente, nascosto un meraviglioso messaggio: fallo ora. Carpe diem.

Il Milan mercoledì contro l’Inter si giocherà tanto. Partita fondamentale da approcciare in maniera differente rispetto al Lecce. A volte servono i pompieri. Certe fiamme le spegni per bravura, non per “sentito dire“. Ed è quello che capita al popolo milanista: si parla troppo, male e a vanvera. Gli squali percepiscono l’odore del sangue a chilometri di distanza. I rossoneri non hanno bisogno di gente “a caso” che costruisca storie inventate in casa. Lo sentite l’odore del sangue? Bene, lasciamo questo divino compito ad altri. Non distruggete questo sogno. Non distruggete tutto alle nostre spalle. Delle volte ai predatori serve solamente la fama. Siate predatori silenziosi. E vedrete che, prima o poi, le pecore si faranno sbranare. Perché son nate per questo.