Il Milan lascia alle spalle il pareggio contro la Juventus e mette nel mirino la sfida dell’Olimpico contro la Lazio. L’obiettivo è dare la continuità di risultati ottenuta nelle prime tre uscite stagionali e riproporre al meglio le idee calcistiche di Amorim, venute meno nella fida contro la Juventus. A Torino la squadra rossonera ha peccato di alcuni principi richiesti dal suo allenatore: poco possesso palla, baricentro non troppo alto e difficoltà nell’incidere offensivamente. Contro i biancocelesti sarà fondamentale ritrovare la giusta quadra contro una squadra in forma e in fiducia come quella di Gattuso.
protagonista non in positivo nel match di Torino è stato Diego Moreira. Il belga, all’esordio assoluto in maglia rossonera, ha agito da esterno destro di centrocampo, ruolo a lui familiare, ma probabilmente non il suo preferito. Si sono visti, oltre alle emozioni dell’esordio, alcuni limiti derivanti dal posizionamento del corpo in ricezione palla e un po’ di smarrimento nella fase di copertura. Il noto match analyst Stefano Ferrè, ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, ha voluto esprimere il suo parere sulla prestazione dell’ex Strasburgo e cercare motivazioni di natura tattica per la sua prestazione insufficiente.

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Io per Moreira ho un’altra di quelle passioni alla Belahyane. È un po’ che ne parlavamo: era un po’ intimidito anche, non ha mai provato la giocata. Secondo me era proprio a disagio. In una partita impostata sulla ripartenza, sulle transizioni e sulla verticalità, a quel punto sfruttare le sue doti atletiche sul suo piede probabilmente poteva essergli più facile. Invece, dover sempre frenare, rientrare e fare una giocata che dopo un po’ diventava quasi scolastica per l’avversario lo limitava. Io l’ho visto proprio bloccato. Al di là dell’aspetto psicologico dell’esordio, mi è sembrato proprio un giocatore limitato: che aveva voglia di andare sul fondo ma poi doveva sempre rientrare“.
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