Ci sono calciatori che vengono ricordati per i trofei vinti e altri che, invece, riescono a lasciare un segno indelebile nella storia del calcio. Marco Van Basten appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Elegante, tecnico e letale sotto porta, l’attaccante olandese ha incantato il mondo e viene ricordato ancora oggi come uno dei giocatori più forti sella storia. La sua carriera racconta un percorso ricco di successi ma interrotta troppo presto da gravi problemi fisici.
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A parlare della leggenda del Milan, e non solo, ci ha pensato l’ex centrocampista Demetrio Albertini è intervenuto al Festival dello Sport a Trento, come riporta tuttomercatoweb.com: “Parlo sempre di Marco. In poco tempo ha dimostrato tutto, ancora oggi sarebbe moderno. È stato il primo attaccante moderno. Chi ha talento ha un accesso alla frazione di momento in cui fa una giocata. Come quando Ronaldinho in un attimo si liberava di 2-3 avversari. Poi un talento risolve il problema nel minor tempo possibile. Un bravo manager deve essere bravo a intuire quello che può essere il futuro di un ragazzo.
Perchè accosto Van Basten a Gattuso? Quando andiamo in campo la prima richiesta che ci viene fatta è quella di creare emozioni. Un colpo di tacco di Van Basten e una scivolata di Gattuso generano emozioni, per questo li ho accostati”.
Su Ancelotti: “Cosa ho imparato dall’Ancelotti calciatore? Il carisma, i comportamenti. Fare il regista vuol dire conoscere i tuoi compagni, gli avversari, valorizzare i compagni. Tutto questo ho imparato da lui, ma soprattutto il carisma. Lì c’erano Ancelotti, Baresi, Tassotti e Filippo Galli”.
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