Diverse proteste rossonere per il contatto tra Marcandalli e il centrocampista francese Rabiot, fermato durante una ripartenza. Per il regolamento, il cartellino giallo è una scelta sostenibile, come riporta l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese.
Nel secondo tempo di Genoa-Milan, partita vinta 2-1 dai rossoneri grazie alle reti di Cisse e Pulisic nel primo tempo, non sono mancate le polemiche arbitrali. A far discutere è stato un episodio che ha coinvolto Adrien Rabiot e Marcandalli.
Durante una ripartenza del Milan, il centrocampista francese si è involato verso la porta avversaria, ma è stato fermato da un intervento del difensore rossoblù. L’arbitro Massa ha estratto il cartellino giallo nei confronti di Marcandalli. Rabiot, però, ha protestato con veemenza chiedendo l’espulsione dell’avversario, rimediando a sua volta un’ammonizione per proteste.
I PARAMETRI DEL DOGSO: PERCHÉ IL GIALLO È SOSTENIBILE
La questione riguarda la possibile applicazione del DOGSO, ovvero la negazione di una chiara occasione da rete. Per stabilire se un fallo meriti il cartellino rosso, il regolamento prevede la valutazione di quattro parametri: possesso del pallone, direzione generale dell’azione, numero dei difendenti e distanza dalla porta.
La ripartenza di Rabiot rappresentava certamente un’occasione potenzialmente pericolosa, ma perché si configuri un DOGSO deve trattarsi di una possibilità chiara ed evidente di segnare.
In questo caso, la posizione leggermente defilata e soprattutto la distanza dalla porta, stimata intorno ai 60-65 metri, rendono sostenibile la decisione di Massa di ammonire Marcandalli.
Un eventuale cartellino rosso, tuttavia, non avrebbe necessariamente portato a un intervento del VAR: Camplone, infatti, con ogni probabilità non sarebbe intervenuto per correggere una decisione considerata non chiaramente ed evidentemente errata.
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