EDITORIALE PRIMA PAGINA

“Il vizietto”, remake tra corna, risse e … da Milanello è tutto?

Eccoci qui, spettatori dell’umiliazione che una passione ha inflitto a quel “vizietto” dei tanti eunuchi da social. Mentre scrivo scorrono i titoli di coda sul match di andata tra Milan e Tottenham. Su quanto visto in campo in questo primo round europeo ci torneremo dopo.

Sembrerà strano ma al momento il pallone che rotola non è il focus. Se provassimo a spegnere i riflettori sul rettangolo verde dando agli spalti e ai tifosi la giusta ribalta, troveremmo le risposte al vociare “gossipparo” . È da settimane che provano a picconare la granitica fede calcistica dei tifosi rossoneri eppure siamo solo al 15 febbraio e San Siro ha sfondato abbondantemente il muro del milione di presenze.

Se ne sono sentite tante e a dir la verità con un refrain già ascoltato. Dove? “Mi ha detto un mio amico che conosce una persona fidata cha a sua volta lavora nella Milano che conta con conoscenze di esponenti importanti della sud …”. Vi ricorda qualcosa? Manca solo “che al mercato mio padre comprò” come finale per trasformare questa bulimica esigenza di cronaca in un feticcio della tanto apprezzata e famosa “Alla fiera dell’est”.  

È una brutta storia. Direi schifosa. Fantomatici insider improvvisati in paladini della notizia, prodighi nel costruire con ipocrisia e cattiveria calunnie diffamatorie lesive dell’immagine e della reputazione di persone. Il tutto nel codardo rispetto dell’anonimato, non della fonte, ma di sé stessi.

Sarebbe troppo chiedere a questi sedicenti rappresentanti del “io conosco la verità” di mettersi davanti ai vari Maignan, Calabria, Pobega, Theo, Leao, Pioli. Magari per chiedere conto di tutto il sapere di cui loro sono i depositari, con tanto di prove che sicuramente saranno in grado di fornire. Rido mentre scrivo perché provo ad immaginare la situazione ma allo stesso tempo la compassione mi pervade per questo manipolo di eunuchi. In pratica materiale sufficiente da smistare tra umido e differenziato.

Nel 1978, in una geniale coproduzione italo francese, nelle sale cinematografiche il grande pubblico applaude l’eclettismo artistico di un monumento come Ugo Tognazzi ne “Il vizietto”.  Dopo 45 anni si è voluto arbitrariamente riscrivere questo capolavoro trasformando Milanello ne La cage aux folles (La gabbia delle matte) di Saint – Tropez. Pioli il regista che prova a guidare uomini nei panni di Renato (Ugo Tognazzi) e Albin alle prese con identità nascoste.

Solo che gli sciagurati “sceneggiatori” di questo remake hanno sottovalutato che la rivoluzione culturale e di costume degli anni ’70 ai giorni d’oggi fa lo stesso scalpore di una carezza ricevuta da una sorella. Resta la bassezza di coloro a cui la vita ha girato le spalle e necessitano di queste volgari calunnie per mantenersi a galla.

Non c’era bisogno che i giocatori smentissero tutto rivendicando la forza di un gruppo vero e forte nonostante le difficoltà. La gente non ha mai smesso di stargli vicino e incitarli come nelle migliori formule matrimoniali, nella gioia e nel dolore. I pettegolezzi e le diffamazioni non sono contemplate se la posta in palio è l’amore vero.

Ah, giusto. Quasi quasi dimenticavo della vittoria di ieri sera. E cosa volete che commenti. La strada è ancora lunga perchè a Londra ci sarà da soffrire ma i 90 minuti di San Siro hanno dato l’ennesimo schiaffo agli avvelenatori di pozzi seriali.

In fondo il ciarlare rende forti se alla base ci sono principi forti come onestà e lavoro. Ed è proprio vero che “la verità è scolpita sulla pietra. Ma la bugia è lo scalpello”.

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