Carlo Pellegatti, noto giornalista di fede rossonera, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it per analizzare il momento del Milan e non solo.
Tanti i temi toccati: le recenti prestazioni del Milan e dei Ragazzi, la prossima sfida con il Tottenham, ma anche alcune scelte stilistiche della carriera da giornalista.
Sul nuovo Milan che si affida alla difesa a 3: “Parlo – come parlerebbe anche Stefano Pioli – indipendentemente dai risultati eccellenti della difesa a 3 e del modulo 3-4-3, a parte la Fiorentina, perché ha ragione Pioli: quello che conta è l’atteggiamento. Ha usato lo stesso modulo ed è andata molto bene con il Torino, con l’Atalanta, il Tottenham, il Monza, poi meno bene con la Fiorentina perché l’atteggiamento non è stato lo stesso. Quindi, più che fossilizzarmi sui moduli, andrei sull’atteggiamento, anche perché sono moduli molto flessibili che dipendono anche dalla partita. Non dobbiamo essere sempre così rigidi quando si tratta di moduli”.
Sul Tottenham di Conte, avversario nella prossima sfida di Champions League: “Il Tottenham è stato abbastanza sfortunato contro il Wolverhampton. Non è andato benissimo nelle ultime due partite ed ha perso con lo Sheffield, un club di Championship cioè di Serie B inglese, in Coppa. Però pensare che il Tottenham ora sia una squadra in difficoltà sarebbe sciocco. Io vorrei vedere il Milan che ho visto a Manchester due anni fa: un Milan autorevole e sicuro, così possiamo non avere paura di nessuno. A me interessa quello più che l’avversario”.
Sulla probabile assenza di Brahim Diaz ed i possibili minuti per Charles De Ketelaere: “Il discorso De Ketelaere è un discorso davvero divisivo perché ci sono quelli con una pazienza infinita e dall’altra parte quelli che hanno perso la pazienza. De Ketelaere qualcuno l’ha anche messo tra i più bravi o almeno i meno peggio di quelli che hanno giocato a Firenze. A me in realtà non ha fatto una grande impressione nemmeno a Firenze perché, da quello che io ricordo, un giocatore non deve essere valutato soltanto per un dribbling ed un cross. Mi sembra un po’ poco”.
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Sull’originalità dello stile di narrazione à la Carlo Pellegatti: “Non è mai stato qualcosa di studiato, per la verità è sempre stato qualcosa di naturale. Adesso ci sono grandi narratori o grandi interpreti o grandi cantanti ed intorno a loro c’è tutta un’agenzia dietro. In generale, si programma il modo di vestirsi o il modo di atteggiarsi o il modo di rispondere. Ai tempi miei, invece, si andava avanti in una maniera abbastanza naturale. Forse era una cosa ancora più bella anche perché ti comportavi come eri, senza troppi studi dietro”.
Sulla possibile necessità di avere un apposito quaderno di similitudini: “Io no! Quando facevo le telecronache avevo davanti delle frasi – così se magari le dimenticavo, le ritrovavo vicine – mentre adesso magari mi segno delle belle frasi, però le utilizzo una volta e non mille volte. In generale cerco magari di ricordarmele ma può capitare che le dimentichi. Io ho sempre letto dei libri che mi hanno regalato alcune similitudini e frasi del genere. Leggo sempre con una matita di fianco, in maniera tale che in fondo alla pagina del libro possa scrivere le pagine. In fin dei conti è solo una mia abitudine, senza grandi studi o riflessioni dietro.
Con il tempo le abitudini sono cambiate: “Oggi se c’è una bella frase che colpisce, rispetto ad alcuni anni fa, puoi fare una bella foto o uno screenshot e le metti su un album e poi “frasi da ricordare”, ed è un altro modo. Ma il requisito fondamentale è sempre rimasto lo stesso: quello di leggere. Si deve leggere e poi approfondire. Se c’è qualcosa che incuriosisce, è necessario vederla ed è sempre importante interessarsi. Oggi siamo fortunati, in fin dei conti basta andare su Wikipedia”.
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