Per molti la vita è un viaggio che trova la sua essenza solo nel nuovo. Si pensa al futuro come come un obiettivo che migliora il presente e soprattutto il passato. Il mondo del calcio e con esso gli uomini che hanno fatto la storia dello sport “più importante delle cose meno importanti” , non sono esenti da questa cultura sociale.
“Studia il passato se vuoi prevedere il futuro”. Così Confucio celebra l’importanza del passato per potere scrutare l’importanza del cambiamento desiderato. Tornando al mondo del calcio non è un mistero che questo ambiente crea o addirittura osanna figure che si distinguono per le loro qualità e il loro divismo. Un binomio, quello tra divo e campione, difficilmente scindibile oggi giorno. E invece la storia ci insegna che nello sport e nel calcio, anche un antidivo può scrivere pagine memorabile per un club, una tifoseria.
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Nato a Brescia il 6 ottobre 1943. Ha griffato la sua vita marcando Pelé e allenando Maradona, passando per la maglia rossonera del Milan. Ottavio Bianchi, un giovanotto di 80 anni, da tutti considerato un sergente di ferro. Ha segnato una pagina importante della storia del calcio arroccandosi orgogliosamente allo status di antidivo.
All’interno de “La complessità del calcio”, importante blog di analisi e approfondimento dell’ex “immortale” rossonero Filippo Galli, troverete un quadro importante di colui che è definito dal giornalista Luca Serafini “Il simpatico orso vincente”.
Da calciatore ha disputato circa 200 partite in Serie A di cui una, 1973/74, nel Milan dell’ultima stagione in rossonero di Nereo Rocco. Centrocampista con una discreta confidenza con il gol con 40 realizzazioni (2 con il Milan). Da allenatore scrive pagini importanti sulla panchina del Napoli di Maradona. Uno scudetto vinto, una Coppa Italia (vinta anche sulla panchina della Roma) e l’unico trofeo internazionale del club partenopeo, la Coppa Uefa nella stagione 1988/89.
Memorabili le sfide tra il suo Napoli capitanato dal Pibe de ora, Diego Armando Maradona e il Kaser Franz, Franco Baresi, capitano del Milan degli Immortali. La bellezza dello sport risiede soprattutto nel dare il giusto riconoscimento ad un grande uomo di calcio e grande avversario.
“Abbiamo fatto un ottimo lavoro, sono soddisfatto”. Queste le prime parole di Ottavio Bianchi al fischio finale del match che laureò il suo Napoli Campione d’Italia. Un antidivo un po’ anacronistico in un mondo odierno affollato da prime donne che la storia ci consegna per costruire un futuro calcistico migliore.
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