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Pioli e la sua kryptonite: il Sassuolo come crocevia

Pioli

Ogni supereroe ha un punto debole. Chiamatelo cryptonite o tallone d’Achille, poco importa. Qualsiasi persona, non per forza con poteri o capacità fuori dall’ordinario, ha un lato nascosto che cerca di coprire il più possibile, evitando di esporlo per non essere, puntualmente, colpito lì. Non deve necessariamente essere una porzione di corpo, bensì una persona, un’emozione, una città. Qualsiasi cosa. Tutto è lecito. Prendiamo come oggetto nella nostra analisi il Milan, nello specifico Stefano Pioli.

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Mi direte voi, in che senso un allenatore? Quale può essere la cryptonite di uno sportivo professionista, a prescindere dal ruolo ricoperto? Nel nostro caso si tratta niente meno che del…Sassuolo.

Sì, perché in quattro stagioni sulla panchina del Diavolo, tra le mura amiche di San Siro, Pioli non ha mai battuto la squadra neroverde. Nel 2019, il 15 dicembre, finì 0-0. Un presagio per gli anni a venire. Più di un anno dopo, il 21 aprile del 2021 il Sassuolo si impose per 2-1, per poi ripetere l’impresa a novembre dello stesso anno con un parziale di 3-1.

Il risultato più eclatante e impattante, però, risale allo scorso 29 gennaio, probabilmente uno dei punti più bassi della gestione Pioli e, in generale, degli ultimi anni del Milan. 5-2 per la squadra di Dionisi e primi fischi di San Siro nel momento di maggiore crisi dei rossoneri.

Fun fact: in trasferta, al contrario, Pioli non ha mai perso. Insomma, una vera e propria bestia nera, anzi neroverde. Sabato prossimo farà capolino ancora una volta al Meazza. Una partita per decidere una stagione, forse qualcosa di più.

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