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Milan, dallo Scudetto ad oggi cos’è cambiato? I numeri a confronto!

C’era una volta Milano tinta di rossonera, invasa come un formicaio da un milione di persone che, tra il 22 e il 23 maggio 2022 paralizzarono la metropoli lombarda per festeggiare lo Scudetto più bello di sempre. Sono passati quasi due anni, 24 mesi, 730 giorni. L’emozione, però, rimane la stessa. Il titolo conquistato a Reggio Emilia ha rappresentato per i tifosi del Diavolo una vera e propria rinascita, iniziata l’anno precedente con il ritorno in Champions League. Una vera e propria esplosione di gioia, quella che per undici anni è rimasta repressa nei cuori e nelle gole di chi ama il Milan alla follia. Il derby vinto in rimonta, il gol a tempo scaduto di Tonali contro la Lazio, la cavalcata leggendaria di Theo Hernandez. Scegliere un momento che fotografi alla perfezione il 19esimo titolo della storia rossonera è quasi impossibile.

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Da quel maggio 2022, conseguentemente, l’obiettivo è diventato la seconda stella. Una gara tra cugini, appaiati a quota 19 titoli, per cucirsi sul petto un simbolo di gloria eterna. L’anno scorso, quello della riconferma, è stato a tratti disastroso, con la qualificazione in Champions League acciuffata in extremis anche grazie alla penalizzazione inflitta alla Juventus. In termini strettamente numerici, infatti, il Milan ha chiuso il campionato al quinto posto. Una stagione dal doppio volto che in Europa ha regalato emozioni uniche, fino alla semifinale di Coppa dei Campioni più insperata e inaspettata di sempre. Peccato per l’epilogo, di cui non è necessario specificare alcunché.

In estate la svolta. Dall’addio di Maldini, Massara e Tonali all’arrivo di tanti nuovi volti, grandi acquisti, fatti nell’ottica di tornare a tingere la città dei colori più belli del calcio mondiale. Era da tanto che non si vedeva un calciomercato di così grande impatto, riuscendo anche a trattenere i pezzi pregiati. Una ricostruzione completata, poi, con il nuovo ritorno di Ibrahimovic, questa volta nelle vesti di dirigente mascherato. Bene, ad oggi, cos’è cambiato rispetto all’anno dello Scudetto?

Le critiche sono tante, costanti e feroci, quasi tutte rivolte a Pioli, principale capro espiatorio. Il secondo in ordine è Leao, croce e delizia per i tifosi, spesso più croce che delizia. Il Milan aveva iniziato l’anno alla grande, salendo anche al primo posto. La macchia della sconfitta per 5-1 nel derby non sembrava aver scalfito gli animi, salvo poi vederli crollare più avanti. In Champions League, nel girone della morte, il Diavolo ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, vedendosi estromesso dai gironi nonostante le vittorie di prestigio contro PSG, nella notte migliore di Leao, e Newcastle.

La Coppa Italia è sfumata ai quarti contro l’Atalanta. In Europa League il Milan è alle porte delle semifinali, dovendo prima superare l’ostacolo Roma tra l’11 e il 18 aprile. La grande delusione, però, è quella del campionato. I punti di distanza dall’Inter sono 14, con la terribile prospettiva di veder trionfare i nerazzurri proprio nel derby casalingo. Un distacco che è maturato in gran parte nell’ultimo spezzone di 2023, quando il Diavolo ha definitivamente abbandonato la corsa allo Scudetto.

Nel 2024 tutto è migliorato. 11 partite, 8 vittorie, 2 pareggi e appena una sconfitta. In Europa, invece, tre vittorie su quattro. In campionato i punti sono 62, tre in più della Juventus, terza e superata dopo una rimonta da grandissima squadra. Qual è, allora, il problema?

Due anni fa i punti dopo 29 giornate di Serie A erano 63. Appena uno in più rispetto ai 62 di oggi. 19 vittorie, esattamente come oggi, 6 pareggi, uno in più, e 4 sconfitte, una in meno. I gol messi a referto 55, pari a quelli del Milan targato 2023-2024, mentre quelli subiti 29. Ad oggi sono 33. La conclusione, quindi, quale può essere? Non c’è una differenza così abissale tra questo Diavolo e quello che ha fatto innamorare nuovamente i tifosi due anni fa.

Quello che ha determinato il distacco dall’Inter e l’uscita dei rossoneri dalla corsa alla seconda stella è da trovarsi altrove. Innanzitutto gli infortuni. Per due mesi abbondanti il Milan è stato costretto a giocare senza difensori. Pioli è stato obbligato a reinventarsi Theo Hernandez centrale, affiancato da Simic. A gennaio, poi, è stato fatto rientrare forzatamente Gabbia dal prestito. Sicuramente, il tema fisico, ha giocato un ruolo fondamentale. In più, il livello del campionato si è alzato, particolarmente quello dell’Inter, oggi una delle squadre più forti d’Europa, a prescindere da quanto accaduto contro l’Atletico Madrid.

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