Mercoledì il tribunale brasiliano si pronuncerà sulla richiesta del governo italiano di far scontare a Robinho, in Brasile, la pena di 9 anni richiesta per uno stupro avvenuto nel 2013 a Milano, ai danni di una ragazza di 23 anni. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il tribunale brasiliano può accogliere la richiesta italiana, respingerla, oppure il processo può ripartire da zero in Brasile.
In un’intervista al programma Domingo Espetacular di TV Record, però, l’ex attaccante rossonero si è difeso accusando la giustizia italiana di essere razzista. Queste le dure parole:
“Ho giocato quattro anni in Italia e ne ho viste abbastanza di episodi di razzismo. Purtroppo succede ancora oggi. Era il 2013, siamo nel 2024. Le stesse persone che non prendono nessuna iniziativa per contrastare il razzismo sono quelle che mi hanno condannato. Se al mio posto ci fosse stato un italiano bianco, sarebbe stato diverso. Non c’è dubbio. Con la quantità di prove che ho, non sarei stato condannato” sostiene. “Ho visto abbastanza razzismo contro i miei compagni, tipo Balotelli o Prince Boateng. Hanno sofferto molto e continua ancora oggi. Cosa ha fatto la giustizia italiana? Niente”.
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Robinho poi prosegue: “L’audizione è avvenuta un anno dopo l’incidente. Era il 2014. In quel contesto, non stavo parlando con persone affidabili. Hanno iniziato con una storia di gravidanza. Poi sono passati a dire che volevano farmi pagare 60 mila euro. Ho reagito ridendo perché ero indignato. Non mi estorceranno nulla. So di non aver fatto nulla, non ho messo incinta alcuna donna. Volevo semplicemente uscire da quella situazione, perché ero sicuro al 100% che stavano cercando di estorcermi dei soldi. Le contraddizioni? Gli audio erano fuori contesto, con persone che mi stavano molestando, che volevano prendermi dei soldi. Stavo cercando di uscire da una situazione in cui mi stavano estorcendo denaro. Quando la situazione è degenerata, mi sono rivolto ai miei avvocati. In quel momento chiunque mi ha contattato stava cercando di ottenere qualcosa da me. Ho fatto anche il test del DNA”.
Infine, spiega: “Chiunque commetta questo tipo di reato deve pagare. Ma questo non è il mio caso. Non sono violento. Non sono mai stato così. Spero che in Brasile io possa essere ascoltato. La verità è quella che ho riportato nel processo. Gli audio erano fuori contesto, con persone che continuavano a cercarmi. Ho detto cose contraddittorie ma perché il contesto era quello. Abbiamo avuto un rapporto superficiale e veloce. Poi sono tornato a casa. In nessun momento lei mi ha spinto o mi ha detto di fermarmi. C’erano altre persone. Quando ho visto che voleva continuare con altri ragazzi, sono andato a casa. Non l’ho mai negato. Era consensuale. Avrei potuto negarlo, perché non c’è il DNA, ho usato il preservativo. Ma non sono un bugiardo”.
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