Con l’ultima figuraccia in terra australiana si è chiusa definitivamente la deludente stagione del Milan. Poteva esserci chiusura migliore di un ciclo. Eppure si è deciso di anteporre la voluttà giovanile al professionismo che si deve ad una maglia e ad un club storico. Ed ecco servita la “regola del tre” concessa a Sassuolo, Genoa, Torino e Salernitana in campionato e la cinquina contro la Roma davanti ai tanti tifosi rossoneri giunti a Perth da tutta l’Australia.
Orgoglio e “palle” lasciate in qualche post social mentre il campo si è visto ciondolare ragazzotti svogliati, sordi davanti all’urlo accalorato di un’intera tifoseria che vede una squadra, una società, avvitarsi in uno standard che guarda ad un secondo posto o alla costante crescita finanziaria come trofei dei quali andar fieri. Può già essere sufficiente tutto questo per far sentire milioni di tifosi catapultati in una triste dimensione. Per quanto ricca che sia, priva della benché minima visione o ambizione.
Eppure, a rendere il momento sempre più denso e paludoso, un altro elemento che ha preso a picconate storia e tradizione: la comunicazione. Da sempre fiore all’occhiello del Milan, da mesi si è deciso di dare in pasto il futuro di questo club ad insider e giornalisti di vario rango con un poco edificante silenzio che ha alimentato voci di vario tipo. Dal casting allenatori alle molto probabili difficoltà sui rinnovi, fino alle possibili cessioni eccellenti. Intanto il Napoli ufficializza Conte, l’Inter rinnova Lautaro e Barella dopo aver ufficializzato Zielinsky e Taremi e la Juve si assicura Thiago Motta.
E mentre i tifosi continuano a sentirsi delusi e forse un po’ incazzati perché in questa società e in questa dirigenza non riconoscono strategia e ambizione degna della storia del club, da via Aldo Rossi assordante giunge l’eco di un silenzio deludente quanto imbarazzante. Questa insolita forma di “mutismo selettivo” si è interrotta due giorni fa per replicare con un comunicato al Sindaco Sala sulla questione Stadio. Sembra chiaro ed evidente che a Casa Milan esistano delle priorità che non contemplano il campo. L’ormai allenatore designato da un po’ di settimane, Fonseca, verrà ufficializzato la settimana dopo la fine del campionato. No, forse di ritorno dall’amichevole in Australia. Magari a metà della prossima ancora. Attendiamo fiduciosi.
La scelta poi di non far partire la campagna abbonamenti ha del paradossale. Qualcuno sostiene che si sta preferendo far sbollire gli animi per evitare un impatto negativo. Ma veramente si crede che la delusione e la rabbia del tifoso posso sopirsi o addirittura scomparire con qualche settimana d’attesa in più? Non vorrei che questi lunghi silenzi, questa pessima comunicazione nasconda un Milan regredito di anni. Stai a vedere che la gestione è tornata a barcamenarsi tra più anime, altro che lavoro di equipe, che già disastri aveva causato al Milan ai tempi di Galliani e Barbara Berlusconi? Magari si attende solo di trovare un equilibrio accettabile ma a quale prezzo per il futuro?
Il giudizio a colui che sarebbe dovuto essere il garante dell’ambizione e della storia del Milan, nominato Senior Advisor di RedBird, al momento sarebbe da N.C. (non classificato) con l’aggravante di anteporre il personaggio al ruolo istituzionale. A Zlatan Ibrahimovic nessun nega il diritto di continuare a curare la sua immagine, e ci mancherebbe, ma buon gusto impone di capire i momenti.
Mentre si sta vivendo il punto più basso del sentimento popolare nei confronti di questa squadra da parte di un tifoso che fatica a sognare e scrutare il futuro con ottimismo, le scelte di Ibra sono alquanto discutibili. Due post, per molti inopportuni per alcuni irridenti, che raffigurano lui in panchina con l’indicazione di un modulo (4 -3 -3). E l’altro con il suo volto in primo piano nell’atto di urlare. Tutti successivi al suo “visione e missione” di qualche settimana fa con sguardo intellegibile verso il futuro dietro occhiali scuri a specchio. La “foto del proprio ego” accompagnata da qualche frase da “master di primo livello in motivazione e metacognizione” non potranno mai essere garanti della storia gloriosa e dell’ambizione di questo club.
Proprio per questo, Zlatan Ibrahimovic non sarà mai Paolo Maldini. Al momento è difficile pensare ad altro. Ora come prima… Attendiamo fiduciosi.
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