Un talento raro quello di Joshua Zirkzee, il classe 2001 tanto desiderato dal Milan (e non solo) per il proprio attacco. I rossoneri vorrebbero lui per sostituire, ma le richieste del procuratore del giocatore, considerate troppo alte, complicano l’operazione. Intanto, ai microfoni di Sky Sport UK, ha parlato il suo ex vice allenatore, Willem Weijs, per parlare dei suoi inizi all’Anderlecht, in Belgio, e del suo lato caratteriale.
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Queste le parole di Weijs:
L’esperienza di Zirkzee all’Anderlecht: “È andato via molto giovane e questo a volte può essere un problema per i giocatori. I giovani credono che si tratti solo di abilità, di segnare gol e di giocare un bel calcio, ma il professionismo richiede altre cose ai giocatori. Quello che il calcio professionistico ti chiede mentalmente e fisicamente è un’altra cosa rispetto al calcio giovanile. Era chiaro che aveva un grande talento, ma doveva fare una transizione. La stagione all’Anderlecht lo ha aiutato molto. All’inizio è stata dura, perché in Belgio le squadre cercano di rendere il gioco molto fisico. Ma alla fine si è abituato. È esploso”.
Il suo rapporto con Zirkzee: “Ho dovuto lavorare molto per costruire questo rapporto e conquistare la sua fiducia, perché all’inizio non era molto aperto. Ha bisogno di sentirsi amato. Vuole essere rispettato. Ma quando sente che può fidarsi di te, si apre. Rivedevamo i filmati delle sue partite, discutevamo di come si sentisse in fiducia, del suo ruolo nella squadra, di questo tipo di cose”.

Cosa lo rende così forte? “Ha un buon fisico, ma è la sua tecnica a spiccare. Le sue capacità tecniche in spazi ridotti sono davvero spettacolari. È così a suo agio sul pallone. Il suo primo tocco è sempre morbido. Questo significa che si crea molto tempo per trovare soluzioni in situazioni complicate”.
La seconda metà di stagione all’Anderlecht: “Gli allenamenti all’Anderlecht erano diventati troppo facili per lui. Era davvero chiaro che era pronto per il passo successivo”.
La stagione della consacrazione a Bologna: “Questo è un esempio della transizione di cui parlavo: da giocatore giovanile a giocatore professionista. Si tratta di lavoro duro, mentalità, mentalità di crescita, intensità. Guardando indietro, si può solo dire che Bologna era la scelta perfetta per lui. Ora, giustamente, ha attirato tanto interesse”.
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