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Tanta presunzione e confusione: Milan, che ti sta succedendo?

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Se ci sono due parole per descrivere il Milan al meglio per quel che sta accadendo, sono presunzione e confusione. Sì. Non si sa su chi puntare il dito perché i fattori che stanno contribuendo alla debacle, che giorno dopo giorno sta diventando sempre più pesante, sono molteplici. Dalla società all’allenatore, passando anche per i giocatori. Non sta funzionando niente. Il proprietario è costantemente lontano da Milano, l’amministratore delegato si presenta alla stampa una volta sì e dieci no. Non si capisce soprattutto quale sia il ruolo di Ibrahimovic all’interno del club: advisor di Red Bird, dirigente, uomo immagine, mental coach, chef, fisioterapista, porta borracce o qualche altro mestiere non citato? Eppure lo svedese si è proclamato come il boss. Sarà perché è sempre l’ex calciatore quello che si presenta alle interviste? Chissà. Questa scelta della società porta a tante interpretazioni.

Passiamo al campo, perché alla fine quello è ciò che si ottiene sul rettangolo di gioco. La sconfitta del Milan contro il Liverpool è solo la punta dell’iceberg dei problemi. C’è stata qualche illusione sul gol di Pulisic? Può essere, ma bisogna accettare che il Milan di oggi è questo. Un club di calcio che si dichiara ambizioso, ma che poi non riesce a portare sul campo quello che promette, è un po’ come quel colloquio di un professore col genitore di un alunno a scuola: “È intelligente, ma non si applica”. Sulla seconda parte della frase, ormai siamo sicuri, ma i dubbi, tutt’ora, sorgono anche sulla prima parte. Tutte queste proclamazioni che sono senza senza senso, sanno di presa in giro perché i risultati non stanno arrivando.

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Fra tre giorni c’è la sfida contro l’Inter e il morale dei tifosi è letteralmente sottoterra. L’egocentrismo di qualcuno sta togliendo a diversi milanisti la bellezza di assistere a una sfida come il derby. Questo aspetto è alquanto grave. Il calcio è dei tifosi, sono loro che fanno girare gran parte dell’economia che c’è in questo mondo. Gli imprenditori di oggi, che credono unicamente al dio denaro, si mettano in testa che togliendo il calcio alla gente, ci andranno a perdere anche di tasca loro.

Adesso c’è tanta rabbia ed è giusto provarla. Quello che sta accadendo oggi, è il risultato di una gestione a dir poco deleteria del club dopo la vittoria del 19esimo Scudetto. La presunzione, l’arroganza, la convinzione di star facendo tutto quello che non si deve fare, sono solo alcune delle caratteristiche che possano spiegare una caduta simile. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Bisogna conoscerlo il calcio. Non basta fare business. Deve assolutamente cessare l’idea di mettere nel consiglio d’amministrazione figure che probabilmente non sanno nemmeno cos’è un pallone. Non bisogna poi affidare le sorti di una squadra all’allenatore conveniente solo a livello economico. La realtà dei fatti è questa, non siamo in un videogioco. Per invertire la rotta, bisognerà tornare con i piedi per terra, altrimenti l’inestimabile orgoglio di alcuni signori dei piani alti costerà caro all’intero club.

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