L’ex leggenda rossonera, Ruud Gullit, non ha certo bisogno di presentazioni. Nonostante ora si sia avvicinato al mondo del golf, diventando anche membro della Laureus Academy, non smette mai di parlare di Milan, della Serie A e di scudetto. L’olandese quindi, continua a seguire con attenzione la sua ex squadra da distante. Ha infatti rilasciato un’intervista tra le colonne della Gazzetta dello Sport, parlando delle sue prospettive per i rossoneri. Di seguito le sue parole.
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Gullit, com’è la Serie A vista dall’estero? “Un camplonato interessante che sta recuperando il suo appeal. Negli scorsi anni ha attraversato un momento difficile e i campioni, che al miei tempi volevano tutti venire in Italia, hanno iniziato a preferire l’Inghilterra e la Spagna. Ora questa tendenza sta cambiando: il vostro torneo affascina di nuovo i top player”.
Al Milan, tanto per corroborare la sua teoria, è arrivato Alvaro Morata, capitano della Spagna campione d’Europa. “Morata è un grande acquisto, un attaccante che sa far gol, ma che i compagni devono mettere nelle condizioni di poter far male. Lui il suo contributo lo dà sempre perché svaria per tutto il fronte offensivo e apre gli spazi. Uno così fa sempre comodo e può risolvere tanti problemi”.

E pensare che al posto di Morata poteva esserci Zirkzee che a lungo è stato la prima scelta rossonera. “Zirkzee avrebbe fatto meglio a dire sì al Milan invece di trasferirsi in Inghilterra al Manchester United. Conosceva la Serie A e per la sua maturazione gli sarebbero state molto utili un altro paio di stagioni in questo torneo, ma in un top club come il Milan. Adesso invece è in una società che ha tanti problemi e che non facilita la sua crescita”.
I numeri di Zirkzee infatti non sono esaltanti: nove presenze e una rete. “Spero che riesca a invertire la tendenza dopo un inevitabile periodo di ambientamento. È bravo, su questo nessun dubbio, ma allo United è dura far bene in un simile momento storico”.
Un altro suo connazionale, Tijjani Reijnders, nel 2023 ha scelto il Milan e non si è pentito. “Lo avevo visto qualche anno fa nella seconda squadra dell’Az Alkmaar e, anche se si notava la sua qualità, non ero sicuro che sarebbe diventato il giocatore che è ora. La scorsa stagione in rossonero ha avuto una crescita incredibile, sotto l’aspetto della personalità e del rendimento, e poi ha disputato un grande europeo con l’Olanda. È un elemento chiave per il Milan e per la nazionale”.
A proposito di Milan, ha esultato anche lei per la vittoria nel derby? “Certo. I colori rossoneri mi sono rimasti nel cuore. Il successo con l’Inter è stato meritato perché nella ripresa la formazione di Fonseca è venuta fuori con carattere e ha imposto il suo gioco”.
Le piace il tecnico portoghese ex Roma e Lilla? “Il suo è un calcio… ambizioso: certi risultati li raggiungi più facilmente con il gioco e lui sta puntano su quello. Ci vuole un po’ di tempo per trasmettere le sue idee alla squadra, ma la strada mi sembra quella giusta come testimoniano i tre successi di fila in campionato”.
Il Milan può vincere lo scudetto? “Parlo da tifoso e dico di sì. Ciò premesso, credo che non sia giusto mettere pressione a questo gruppo che nelle ultime due estati ha cambiato quasi due terzi della rosa, oltre all’allenatore che ha un modo diverso di giocare rispetto al suo predecessore (Pioli, ndr)”.
La partenza non è stata incoraggiante. “Due pareggi e una sconfitta nelle prime tre giornate non rappresentavano certo il valore del Milan. Gli ultimi tre successi in Serie A hanno rimesso le cose a posto, anche se la squadra è ancora in fase di crescita: deve lavorare giorno dopo giorno perché i margini di miglioramento sono notevoli soprattutto in fase difensiva”.
In ottica tricolore qual è l’avversaria più temibile per il Diavolo? “Faccio una premessa: è positivo che sia stata interrotta l’egemonia che fino a qualche anno fa aveva la Juventus. I tifosi bianconeri sicuramente preferivano quello che è successo fino al 2019-20 (nove scudetti di fila, ndr), ma da spettatore esterno e da appassionato di calcio non ho dubbi nell’affermare che adesso la Serie A è più equilibrata e interessante. Non a caso nelle ultime quattro stagioni il tricolore è andato a tre formazioni diverse”.
Passiamo alla Champions dove per il Milan le cose stanno andando peggio. “La nuova Champions ha una formula diversa rispetto al passato e, con otto partite nella prima fase, dà la possibilità di rimontare. Il calendario del Milan era obiettivamente complicato perché trovarsi di fronte il Liverpool e il Borussia Dortmund, per una formazione che lavora insieme da neppure tre mesi, non è il massimo”
Chiudiamo con Ibrahimovic: le piace in versione dirigente? “Moltissimo. Io lo conosco da diversi anni, da quando era giovane e giocava in Olanda. Ibra era un calciatore diverso dagli altri e adesso è una persona… diversa dalle altre. Non è convenzionale nel modo di comunicare, ma sicuramente i suoi atteggiamenti aiutano a togliere pressione alla squadra. Non fa mai niente di casuale e le sue conferenze stampa non sono noiose”.
Quindi secondo lei Ibra deve restare… Ibra anche da dirigente? “Senza dubbio. Il mondo del calcio ha bisogno di lui così com’è. Anzi, di Ibrahimovic ne servirebbero altri… Soprattutto perché è competente e il talento lo riconosce a prima vista: pochi nella storia del calcio ne hanno avuto quanto lui. Sono convinto che al Milan farà un bel lavoro: da calciatore voleva sempre vincere e adesso non credo che abbia cambiato mentalità. Anzi…”.
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