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Occhi puntati sui rossoneri: un giocatore cerca la sua rivincita

Tomori

Questa mattina, i principali quotidiani sportivi hanno fatto il punto della situazione sulla partita di questa dei rossoneri contro la Juventus, valida per la semifinale di Supercoppa Italiana.

La Gazzetta dello Sport, ad esempio, titola: “Juve-Milan vale più di una coppa”.  Lato rossonero sarà anche l’occasione per vedere l’esordio di Sergio Conceicao sulla panchina dei rossoneri. La rissa poi si concentra su un giocatore in particolare che, con il nuovo allenatore, potrebbe trovare una motivazione: Fikayo Tomori.

Con l’arrivo di Conceicao le cose sono cambiate, infatti, se con Fonseca sembrava essere ai margini del progetto, Tomori ora ha il Milan come priorità e vuole giocarsi le sue carte, ma non è il solo. Un’altra pedina importante del Milan che è pronta a riprendersi il posto da titolare si chiama Ismael Bennacer.

Su TuttoSport, invece, questa mattina per presentare la partita viene usato un richiamo dello storico motto del vecchio calciatore e presidente juventino Giampiero Boniperti che diceva: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Scrive Tuttosport: “Vincere? Conta!”.

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In generale nel sottotitolo si legge: “Juve e Milan arrivano alla semifinale di oggi da un inizio di stagione complicato e con risultati deludenti. Riyad è una possibile svolta per due squadre che devono risolvere in fretta i loro problemi”. Entrambe le squadre, infatti, hanno bisogno di una scossa.

Conceicao suona la carica: i rossoneri devono vincere

Per motivare i suoi e suonare la carica in vista di questa sera, nel corso della conferenza stampa, il nuovo tecnico del Milan ha dichiarato:

“Noi facciamo il nostro lavoro, i giocatori anche. Loro devono capire che non sono bambini, ma uomini. Devono capire che, okay, l’allenatore si prende le responsabilità al di fuori per tutti e io le prenderò, ma dentro lo spogliatoio se le devono prendere tutti, perché tutti siamo responsabili. E loro anche, perché sono degli uomini eh… Molti sono già padri, poi arrivano sul campo e sono dei ragazzini che hanno bisogno che qualcuno gli entri nella testa?! Vero, dobbiamo entrargli nella testa, perché capiscano cosa vogliamo noi dalla squadra con il lavoro. Poi sono professionisti e devono farlo. Io ho cinque figli, uno dei quali gioca dall’altra parte. Loro sono nel Milan, devono essere all’altezza di questo grandissimo club e della sua storia, e devono fare il loro lavoro, essere professionisti al massimo. Se fanno così, io prenderò tutte le responsabilità: non c’è problema. Se non fanno così, già sarà più difficile”.

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