Giuseppe Pastore, nota firma del Foglio e voce di Cronache di Spogliatoio, ha parlato in esclusiva ai microfoni della redazione di AllMilan.it. Molti i temi trattati nell’intervista, dalla semifinale di andata di Coppa Italia, alle delusioni della stagione del Diavolo. Nella gara contro l’Inter, i rossoneri sono riusciti ancora una volta a mettere in seria difficoltà i neroazzurri. Il Milan in questa annata non ha ancora perso un derby. Un vero e proprio paradosso dato che in campionato tra le due squadre ci sono 20 punti di distanza.
Con Pastore abbiamo analizzato anche i singoli della rosa del Diavolo che in questa annata sono spesso stati oggetto di forti critiche. Infine un cenno anche a quelle che sono le prospettive future della società e le nuove figure che saranno inserite nell’organigramma. Per salvare questo 2025, ai rossoneri rimane solo la Coppa Italia come obiettivo stagionale, per rendere meno amara una stagione che in tutti i casi, rimane sotto la soglia della sufficienza. Queste le parole di Giuseppe Pastore ai microfoni della nostra redazione.
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Quarto derby stagionale, ormai siamo abituati a vedere molti scontri tra le due squadre meneghine. In stagione i rossoneri sono ancora imbattuti contro l’Inter, quello di mercoledì che derby è stato?
“È paradossale. Credo che si debba risalire ai tempi di Ancelotti per ritrovare un Milan che non solo non perde per quattro derby di fila, ma riesce anche ad andare in vantaggio. C’è stato un momento nella gestione Pioli dove l’Inter segnava sempre il gol dell’1 a 0, per questioni di difficoltà di approccio da parte dei rossoneri che faticavano nel gestire, anche psicologicamente, una gara come il derby. Adesso il Diavolo ha trovato questa serie positiva, anche per meriti di Conceiçao”.
“Il portoghese da un punto di vista tattico riesce sempre a mettere in difficoltà i neroazzurri, per esempio disinnescando le mezz’ali che sono uno dei punti di forza della squadra di Simone Inzaghi. Ieri l’Inter ha affrontato la partita in maniera un po’ conservativa, con tanti cambi e molto turn over. il Milan ha giocato una partita ampiamente al livello dei neroazzurri, è assurdo che ci siano otto posizioni in classifica a dividere le due squadre”.
Ti aspettavi un Milan concentrato e sul pezzo o pensavi che il morbo del Manchester United avesse ormai colpito irrimediabilmente i rossoneri, trasformando questo finale di stagione in una lenta agonia?
“Mi aspettavo questo approccio da parte del Milan, era inevitabile. La rosa è forte e la possibilità di vincere un trofeo accende i giocatori più forti, a maggior ragione nell’attuale situazione di classifica dei rossoneri che in campionato hanno esaurito gli stimoli. Credo che l’Inter rimanga favorita, al ritorno. con tutta probabilità, avrà a disposizione Lautaro e Dumfries. Mercoledì il Milan avrebbe potuto fare qualcosa in più nell’ultima mezz’ora, non avrei tolto Leao e Pulisic. Mi aspetto che i rossoneri offrano lo stesso tipo di prestazione anche tra 20 giorni: i giocatori hanno dimostrato di poter battere l’Inter e ci tengono a vincere la Coppa Italia”.
Fofana ha dimostrato ancora una volta di essere un pilastro di questa squadra, ti sei fatto un’idea sul perché Conceiçao abbia rinunciato così a lungo al francese?
“Fofana rientra in uno dei grandi misteri legati alle scelte di Conceiçao negli ultimi mesi. L’allenatore portoghese molte volte prende decisioni che lui stesso sconfessa, anche dopo poco tempo. Spesso vediamo doppi o tripli cambi a inizio secondo tempo. Fofana è un giocatore di livello internazionale che forse ha giocato troppo nella prima parte di stagione, anche per via dell’assenza di reali alternativa. Certamente ha avuto bisogno di un periodo in cui recuperare le forze, ma quando è in forma è troppo superiore a livello di interdizione, sia a Musah che a Bondo. In un contesto tattico come quello di ieri Fofana è emerso alla grande, contro un centrocampo di livello come quello dell’Inter”.

Come valuteresti la stagione del Milan in caso di vittoria della Coppa Italia?
“Vorrebbe dire che la rosa è forte. I giocatori non sono da nono posto in classifica e quando sono centrati da un punto di vista mentale, riescono a fare partite di livello contro grandi squadre. Il Milan quest’anno ha vinto al Bernabeu e ha perso a Zagabria e con il Feyenoord. Apparentemente non c’è una logica in questi risultati. Spesso errori dei singoli hanno determinato sconfitte importanti, ma quando questi errori non vengono commessi, la qualità dei giocatori permette al Milan di giocarsela anche con le migliori d’Europa”.
“Questo dovrebbe portare a una profonda riflessione sull’eventualità di una rivoluzione della rosa, in estate l’obiettivo primario deve essere quello di mettere nelle condizioni di far lavorare al meglio questo gruppo squadra, anche attraverso l’inserimento di figure dirigenziali e tecniche. Contro l’Inter i due migliori in campo sono stati Leao e Maignan, due dei giocatori più contestati. Che senso avrebbe liberarsene a cuor leggero?”

Altra grande gara di Leao che ha sfiorato il gol diverse volte e in generale ha dato la sensazione di essere presente, come aveva fatto nel secondo tempo di Napoli. Perché Concaiçao lo fa partire molto spesso dalla panchina?
“Leao per me è il miglior giocatore del Milan del 2025, anche più di Reijnder e Pulisic che hanno avuto il loro picco nella parte finale del 2024. Nel disastro totale del Milan di questo anno solare, Leao è uno dei pochi che è riuscito a trovare un po’ di continuità, anche nei numeri. Ieri non ha fatto né gol né assist, ma è stato protagonista. Quando è in campo tutti i compagni lo cercano, crea spesso superiorità numerica, salta l’uomo, permette a Theo di sovrapporsi. Napoli e Inter hanno fatto fatica a contenerlo”.
Ancora su Leao: “Per me è una follia discutere Leao. Personalmente credo che venga messo in discussione non tanto per questioni di campo, quanto più perché parliamo di un giocatore legato a un vecchio Milan che forse qualcuno vuole dimenticare. È un giocatore decisivo. Contro l’Inter esce a cinque minuti dalla fine: perché? Meglio un Chukwueze fresco o un Leao magari più stanco ma che ha dimostrato di essere presente all’interno della gara? L’ennesimo mistero tecnico tattico del Milan di quest’anno”.
L’analisi di Pastore delle prospettive future
Con Giuseppe Pastore abbiamo poi analizzato quelle che sono le prospettive future in casa Milan. Dalla prossima stagione i rossoneri dovrebbero tornare ad avere un Direttore sportivo, poltrona attualmente senza padroni. Una figura importante, di raccordo tra campo e società. Il nuovo Ds porterà con sé un nuovo allenatore. In questo senso il destino di Conceiçao sembra segnato a prescindere da come verrà conclusa la stagione. Al momento, il nome più quotato per il ruolo di Diretto Sportivo è quello di Fabio Paratici, nonostante alcune difficoltà legate alla sua squalifica e al suo coinvolgimento nell’inchiesta Prisma.. Un dirigente di esperienza che conosce la realtà italiana, ma che si è costruito anche un certo credito a livello internazionale.

Tra i nomi accostati al Milan per il ruolo di Diretto sportivo, spicca quello di Fabio Paratici: il favorito sembra essere lui, nonostante le ultime voci su un possibile rallentamento della trattativa, trovi che sia una scelta giusta quella dell’ex Juve e Tottenham o avresti preso qualcun altro?
“Paratici è un dirigente di esperienza. I problemi, anche di giustizia sportiva, legati all’ex Juve, sono subentrati quando è stato lasciato solo, quando gli è stato affidato un ruolo più ampio rispetto a quello del semplice Direttore sportivo. Il contesto non ha aiutato: immagino che le plusvalenze non le decidesse da solo e che ci fosse qualche input dall’alto. Se Paratici tornasse a fare solo il diretto sportivo, ruolo che ha brillantemente ricoperto per otto anni alla Juve e prima ancora alla Sampdoria, Il Milan avrebbe pescato un ottimo dirigente”.
Quali sono i primi bug su cui dovrà intervenire il nuovo Ds?
“Sicuramente la questione della divisione dei ruoli e dei compiti. Il Milan quest’anno è stato attraversato da una serie di punti interrogativi: Chi ha preso Fonseca? Chi lo ha mandato via? Chi ha preso Conceiçao? Sono tutte cose su cui ancora non si sa bene di chi sia la responsabilità. Ci sono poi attori “oscuri” come Jorge Mendes, grande protagonista a gennaio. Troppi interrogativi che hanno minato la serenità del Milan. Il nuovo Direttore sportivo dovrà intervenire proprio su questo, limitando le ingerenze esterne e soprattutto interne. Furlani ha fatto mea culpa. Ha detto che arriverà il Ds, un passo indietro necessario, che consente al Milan di rimettersi sui giusti binari. Detto questo non è automatico che arrivi Paratici e in cinque minuti risolva tutti i problemi”.
Il paragone con Giuntoli: “L’ultimo anno di Giuntoli è stato emblematico: grandi cose a Napoli, molto meno positiva l’esperienza alla Juventus. Con l’eventuale arrivo di Paratici, mi aspetto che molte cose possano cambiare. In primis maggiore attenzione al mercato interno. L’Inter rappresenta l’ennesimo esempio di quanto sia fondamentale avere giocatori italiani all’interno dello spogliatoio per costruire un gruppo vincente. Se i rossoneri dovessero acquistare Samuele Ricci del Torino, farebbero un granissimo acquisto, oltre che un passo in questa direzione”.
Ora una domanda semplice: Chi è l’allenatore giusto per il Milan?
“La via più breve per tornare in Champions passa essenzialmente da due nomi: Allegri e Conte. Difficilmente non centrano l’obiettivo, magari non esprimono un gioco brillante, ma a fine anno il compito a loro assegnato viene sempre portato a termine. C’è poi un ulteriore scenario, magari più a lungo termine. Il Milan è arrivato sul tetto del mondo proprio attraverso progetti di più ampio respiro. Per questo io vedo bene De Zerbi. Io sono favorevole all’idea che De Zerbi possa diventare l’allenatore del Milan. Ovviamente non un allenatore “fast food”, come è stato Fonseca e come sarà Conceiçao”.

“Il rischio è che l’esperienza di De Zerbi al Milan si trasformi in quella che è stata l’esperienza di Thiago Motta alla Juve: un allenatore che apparentemente gode di tanta fiducia da parte della società e che poi viene esonerato a marzo. De Zerbi ha lo standing anche morale per reggere una panchina come quella del Milan. La storia del Milan insegna che molti allenatori sono arrivati in rossonero senza aver mai vinto nulla in precedenza: Da Sacchi, ad Allegri fino a Pioli. Non bisogna ripetere l’errore fatto con Fonseca che dopo poco più di due mesi era già stato scaricato dalla società che lo aveva scelto, una sorta di ricetta perfetta per il fallimento. De Zerbi deve essere accompagnato e difeso e deve la possibilità di poter lavorare in simbiosi con la società”.
Infine un piccolo focus sui giocatori più criticati
Theo e Leao vengono spesso accomunati anche nelle critiche, ma i due stanno vivendo una stagione ben diversa. Il francese ha deluso a più riprese tra mancanza di leadership e simulazioni pagate a caro prezzo. Il portoghese invece, sicuramente non sta vivendo la sua migliore annata, ma gioca comunque su un buon livello. Il dibattito si è poi polarizzato. C’è chi è per l’epurazione, per il fuori tutto, e chi invece crede ancora nei due eroi dello scudetto
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“Su Theo bisogna fare un discorso particolare, quest’anno ha compiuto molti errori da matita rossa. La simulazione contro il Feyenoord è solo la punta dell’iceberg. Mi vengono in mente almeno 6/7 gol in cui Theo è protagonista in negativo. Inoltre è venuto meno il suo solito apporto offensivo: è un giocatore da riprogrammare completamente. Su di lui il Milan dovrà fare una valutazione seria, anche se i rossoneri a gennaio lo aveva già venduto al Como, è stata decisiva la volontà del giocatore che è voluto restare a Milanello. Parliamo comunque di un giocatore forte, che si trova male al Milan soprattutto per motivi extra campo”.
Poi il passaggio sulla direzione intrapresa dalla società: “La sensazione è che l’attuale società stia cercando una cesura netta con un passato molto recente, forse in maniera anche un po’ arrogante, mi riferisco al ciclo dello scudetto. Ormai sono pochi i giocatori rimasti che facevano parte di quel ciclo. Non c’è bisognò di fare il Fuori Tutto, anche perché più cambi, più aumentano le probabilità di sbagliare”.
Chi vince il campionato, chi arriva quarto e chi retrocede?
“Per il campionato sarà fondamentale il prossimo turno. Nel caso in cui il Napoli riuscisse a mantenere inalterato il distacco con l’Inter, il calendario inizierà poi a sorridere ai Partenopei e questo sarà sicuramente un fattore chiave, ma la trasferta di Bologna non sarà semplice per gli uomini di Conte. Al Contrario l’Inter potrebbe inciampare più avanti, magari proprio contro il Bologna o contro la Roma. Se i neroazzurri domenica dovessero guadagnare ulteriore terreno, allora per me andranno fino in fondo. Per il quarto posto credo che se la giochino Roma, Bologna e Juve. I bianconeri hanno il calendario più semplice, ma i felsinei in questo momento volano. Monza e Venezia sono quasi condannate e l’Empoli mi sembra essere la terza indiziata in chiave retrocessione”.
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