Sono giorni particolarmente intensi e decisivi in casa Milan riguardo la scelta del nuovo direttore sportivo. Recentemente, il club di via Aldo Rossi e Fabio Paratici avevano raggiunto un accordo verbale, con i legali al lavoro per definire i dettagli contrattuali. Tuttavia, la situazione è divenuta più complessa nelle ultime ore. Il 15 aprile, infatti, il GUP (Giudice dell’udienza preliminare) di Roma si esprimerà sull’inchiesta Prisma, un caso che coinvolge Paratici, il quale potrebbe essere incluso nell’elenco degli indagati al processo penale.
Secondo quanto appreso dalla redazione di AllMilan.it, la trattativa per portare l’ex dirigente della Juventus nella dirigenza rossonera si è complicata, principalmente a causa delle difficoltà legate alle questioni legali in corso. Nonostante il profilo di Paratici rimanga in cima alla lista delle preferenze del club, le incertezze legali rappresentano ostacoli troppo significativi. Pertanto, il 15 aprile sarà la data cruciale per definire il futuro dell’ex dirigente bianconero, malgrado le altre udienze fissate.
I procuratori Giuseppe Cascini e il sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice hanno chiesto il rinvio a giudizio in quanto, gli avvocati di Paratici e tutti gli indagati dell’inchiesta Prisma, si sono appellati a un vizio di forma. Il giudice dell’udienza preliminare, Anna Maria Gavoni, il 15 aprile stabilirà se accoglierà oppure no questo rinvio. Se non dovesse accogliere l’istanza, Paratici rimarrebbe indagato al processo penale, vincolo che potrebbe far saltare l’accordo e riaprire i casting per il ruolo di direttore sportivo.
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I DIVIETI FINO AL 20 LUGLIO
Paratici, fino al prossimo 20 luglio, dovrà scontare la squalifica subita ai tempi della Juventus per il caso plusvalenze. Sono quattro i principali divieti che limitano in modo significativo le sue attività e il suo coinvolgimento nelle operazioni del club. Il primo divieto impone l’impossibilità di rappresentare la società in qualsiasi attività rilevante per l’ordinamento sportivo, sia a livello nazionale che internazionale. In pratica, Paratici non potrebbe sedere in panchina né partecipare a riunioni ufficiali, come ad esempio un consiglio federale, in qualità di rappresentante del Milan.
Il secondo divieto gli impedisce di partecipare alle attività degli organi federali, escludendolo da qualsiasi tipo di coinvolgimento decisionale a livello istituzionale. Il terzo divieto riguarda l’accesso agli spogliatoi e ai locali annessi, limitando ulteriormente la sua interazione diretta con la squadra e l’ambiente di lavoro quotidiano. Infine, il quarto e ultimo divieto, che rappresenta forse la restrizione più significativa in questo periodo iniziale, vieta a Paratici di partecipare a riunioni con tesserati o agenti sportivi, circostanza che potrebbe limitare notevolmente la sua capacità di intervenire direttamente nelle trattative e nelle operazioni di mercato. Questo divieto, seppur temporaneo, potrebbe incidere in modo rilevante sulla gestione operativa del club nei primi mesi.
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