Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, è intervenuto a margine della visita a Genova e, tra i vari temi toccati, ha parlato anche della tragedia avvenuta a Bergamo nelle scorse ore. Queste le sue parole raccolte da TuttoMercatoWeb.com:
“Il tifoso che ha perso la vita? È una cosa drammatica, non ci si capacita di come si possa continuare ad accostare minimamente lo sport a fatti criminali. Non c’è più una questione di tifo, ma di crimine. E come tale va trattato. Rischiamo di creare confusione, anche se certamente non è nostra responsabilità. Io sto cercando in tutti i modi di far prevalere il senso del rispetto ed educazione. Poi non possiamo parlare da marziani, questa è la realtà, ma ci vuole una distinzione netta fra il crimine e la tifoseria, la passione”.
Abodi poi prosegue: “Sappiamo cosa sia la passione, da queste curve che rappresentano la passione, che si traduce non solo nel tifo sportivo, ma anche nella responsabilità sociale. Poi ci sono anche momenti in cui vanno fuori dalle righe, ma per me il tifo e le curve sono questo. Chiunque opera in quest’altra maniera, appartiene ad una categoria molto diversa dallo sport“.
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Cosa è successo e il riferimento di Abodi
Ricordiamo che, secondo le ricostruzioni, nella notte tra sabato e domenica un tifoso dell’Atalanta è stato ucciso a Bergamo durante una rissa nata da una lite sul calcio. Si chiamava Riccardo Claris e aveva 26 anni: è stato ucciso con una coltellata alla schiena. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori il litigio con il ragazzo che lo ha poi accoltellato sarebbe iniziato intorno alle 23:30 di sabato sera all’esterno del ReefCafè a Borgo Santa Caterina, quartiere di Bergamo vicino allo stadio dell’Atalanta, dove viveva Claris. Il ragazzo che ha ucciso Claris era insieme al fratello gemello e a un’amica e stava festeggiando con alcuni cori la vittoria dell’Inter contro il Verona. Cori che non sarebbero piaciuti ai bergamaschi.
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