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Milan, Allegri e le “minestre riscaldate”: chi torna a Milanello fa veramente male? L’analisi dei casi passati!

Allegri

Una delle credenze popolari più diffuse nel mondo del calcio è che le minestre riscaldate non siano poi così buone.

Impossibile negarlo. Una brodaglia mangiata qualche giorno dopo essere stata originariamente cucinata sarà gioco forza meno appetibile di una bella pizza appena sfornata, ma tant’è. A volte, per necessità, occorre stringere i denti, chiudere gli occhi e ingoiare. Allontanandoci da tutto ciò che orbita attorno alla cultura culinaria, di cui noi italiani siamo i massimi paladini della giustizia, portiamo l’attenzione sul football. Davvero è così malvagio un ritorno di chi, in passato, ha regalato gioie ed emozioni a una piazza, in questo caso quella del Milan? Analizziamo la situazione.

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Per essere esaustivi al massimo, sarebbe giusto e corretto per onestà del pezzo che state leggendo elencare tutti i calciatori che hanno indossato il rosso e il nero a più riprese nel corso della carriera. Prendiamone tre ad esempio: Kakà, Shevchenko e Ibrahimovic. Tre campioni che hanno scritto la storia rossonera. I primi due lo hanno fatto solo durante la prima esperienza, il terzo anche al ritorno, gettando le basi per il titolo del 2022. Smoking bianco e l’Usignolo di Kiev, invece, non sono stati altrettanto decisivi, anche perché ormai in una fase calante della carriera. Guardando a loro, verrebbe da dare ragione alla credenza popolare.

Passiamo, però, alla panchina. Anche in questo caso, gli esempi sono tanti. Per evitare di allungare il brodo, o minestra, citiamo quelli più famosi. Nereo Rocco, Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello. Il “paròn” è stato allenatore del Diavolo addirittura in tre occasioni. Dal 1961 al 1963, dal 1967 al 1974, e nel 1977. Titoli vinti? Tutti.

Tra il 1961 e il 1963, conquistò subito lo Scudetto al primo anno e l’anno successivo fece la storia guidando il Milan alla vittoria della sua prima Coppa dei Campioni, la prima mai vinta da una squadra italiana. Tornato nel 1967, la storia si ripetè, arricchiendosi di leggenda. Due Coppe delle Coppe, Due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Infine, nel 1977, un’altra Coppa Italia. Che ne dite? Se ci si basasse solo su di lui si potrebbe giungere alla conclusione che no, le minestre riscaldate non sono male. Tuttavia…

Tuttavia c’è il rovescio della medaglia. Capitolo Liedholm. Lo svedese visse tre vite sulla panchina rossonera, esattamente come Rocco. La prima, tra il 1963 e il 1966, fu senza trofei ma solida: portò il Milan al secondo posto nel 1964-65 e al terzo in altre stagioni. Il periodo più bello arrivò nel secondo ciclo, tra il 1977 e il 1979. Non ricordate il motivo? La prima stella, con il titolo del 1978-79, il decimo della storia del Milan. Infine, la terza esperienza, dal 1984 al 1987, la più interlocutoria. Ottenne piazzamenti tra il quinto e il settimo posto, ma non riuscì mai a riportare il Milan al vertice. Riassunto. Il primo ritorno fu storico, il secondo molto meno.

Arrigo Sacchi e Fabio Capello non hanno bisogno di presentazioni, tantomeno di un elenco con i titoli vinti. Il rivoluzionario di Fusignano conquistò Italia, Europa e Mondo tra il 1987 e il 1991. Al ritorno, però, le cose non andarono altrettanto bene. Subentrato a Tabarez a metà 1996-97, rimase fino al termine della stagione, chiudendo all’undicesimo posto. Al suo posto, Capello, esattamente come nel 1991. Via Sacchi, dentro Don Fabio.

Dal 1991 al 1996 quattro Scudetti e la Champions del 4-0 al Barcellona di Cruijff. Poi, il ritorno. Dopo un anno al Real Madrid, rientrò al Milan nel 1997, ma il secondo ciclo fu molto deludente: la squadra si piazzò al decimo posto in campionato e Capello venne sollevato dall’incarico. Piccola postilla. Capello allenò il Diavolo anche dalla 26esima alla 30esima giornata del campionato 86-87, per un totale di tre vite rossonere.

Ora, tocca ad Allegri. Trarre conclusioni è impossibile. Come è facile notare, tuttavia, non tutte le minestre riscaldate sono nocive. A volte sono dolcissime. Sperando che lo sia anche questa.

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