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Ibra a 360 gradi, da Modric ad Allegri: “A Cardinale ho chiesto tre cose”

È Zlatan Ibrahimovic il protagonista di questo pomeriggio al Festival dello Sport, evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport che sta andando scena in questi giorni a Trento. Tra i tanti argomenti affrontati dallo svedese, intervenuto sul palco, tema sempre centrale resta il suo nuovo ruolo al Milan da senior advisor. Di seguito alcuni passaggi delle sue dichiarazioni, come riportate dai colleghi di milannews.it.

Sul cosa fa Ibra oggi

Sono un rappresentante di RedBird, cerco di aiutare tutti a fare meglio. Poi mi alleno, e ho altri progetti. Dopo l’addio al calcio devo fare sempre qualcosa per sentirmi vivo. Anche se non c’è più l’adrenalina di quando ero un calciatore. Il mio riposo è durato solo tre mesi, poi sono entrati in questo nuovo ruolo. Dopo un anno ho tagliato i capelli, tra un anno sarò pelato…”. 

Sulle come sono organizzate le sue giornate

“Se sto più in Italia o Svezia? L’ottanta percento del tempo sono in Italia. Mi alzo, mi alleno e poi vado a Milanello o a Casa Milan. Viaggio tanto, voglio scoprire il mondo che mi ha aperto Cardinale. Voglio fare nuove esperienze per crescere. Non ho un ufficio a Casa Milan perchè voglio essere più aperto: se ho qualche appuntamento vado dalla persona che devo vedere”.

Sulle tre richieste avanzate a Cardinale

“Mi ha convinto dopo cinque appuntamenti. A Cardinale ho chiesto tre cose. Un progetto a lungo termine, vincere perchè io voglio vincere sempre. E la terza cosa è che volevo essere sempre me stesso“. 

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Sul rapporto con i figli calciatori

“Ai miei figli do consigli, ma mi metto in mezzo con gli allenatori. Non è facile per loro aver un padre come me. Sono già giudicati per colpa mia. Il primo consiglio che ho dato loro era di non giocare a calcio, ma non è andata bene. Poi gli ho detto di usare il cognome di mia moglie, ma tanto li conoscono le stesso. Quello che arriva se lo devono meritare, tutto quello che fanno se lo devono meritare e non perchè si chiamano Ibrahimovic”. 

Sul Milan attuale

“Stiamo andando bene. È arrivato Allegri, è un allenatore vincente, ha portato la sua esperienza, equilibrio e stabilità. La società ha fatto una squadra competitiva. Ora facciamo un passo alla volta, tutti uniti per mettere Max nella migliori condizioni di fare bene”. 

Sulle critiche al gioco di Allegri

Il Milan deve vincere, finchè vinciamo queste critiche si allontanano. Quando non vinci invece si avvicinano. Tutti ti giudicano per i risultati. Questo Milan sta giocando bene, è un bel mix, ci sono tanti talenti. Non è vero che gioca male”.Allegri

Sui litigi con Max

Se ho litigato con Allegri? Tante volte. Tanti si ricordano di quello che è successo a Londra con l’Arsenal dopo aver vinto 4-0 in casa e perso 3-0 al ritorno. Quando perdo non sono felice. Non mi ricordo se mi aveva fatto una battuta, io gli ho detto che aveva portato due portieri in panchina e lui mi ha risposto che avevo giocato male. E da lì è partito tutto. Con due vincenti sono cose che succedono, sono cose normale. Certe cose non dovrebbero uscire sui giornali, per la gente magari sembrano cose non normali, ma per noi lo sono. Soprattutto per me”. 

Sulle reazioni post Juve-Milan

“Ero nello spogliatoio con tutta la dirigenza, la squadra e l’allenatore. Erano tutti arrabbiati perchè era una partita che si poteva vincere. Nessuno entra nell’area di competenza di Allegri. Max era arrabbiato, come lo eravamo tutti. Dopo la partita ognuno è pieno di adrenalina, non ti danno la stessa risposta il giorno dopo. Bisogna stare attenti a quando si parla dopo la partita. C’è chi è deluso, c’è chi è arrabbiato, ognuno deve avere il suo spazio. Posso dire che tutti erano arrabbiati”. 

Su Leao

“Si parla di Leao perchè è forte, altrimenti non si parlerebbe. Quando abbiamo vinto lo scudetto per me Leao lo ha vinto da solo, faceva la differenza da fenomeno. Ci aspettiamo tanto da lui perché è uno dei più forti al mondo“.

Su Modric

“È un maestro. Quando entra in campo, lui è il calcio, non gioca a calcio. Ha fatto una carriera incredibile. Alla fine dello scorso campionato abbiamo detto che serviva più esperienza. Abbiamo preso prima l’allenatore, poi Modric. Ancelotti ci ha detto che era l’unico giocatore del Real che non si era mai fatto male. Ha una mentalità incredibile. L’esultanza dopo Milan-Napoli dice tutto. È passione, identità, è un maestro. Se c’era lui quando giocavo avrei allungato la mia carriera di un paio di anni. Siamo molto contenti di Luka, non solo per quello che fa in campo. Avere vicino uno come Modric ti porta a fare di più. Se in campo lui corre, gli altri lo vedono e poi corrono il doppio”. 

Sullo scudetto con Pioli

“Ci sono squadre con più giovani, come il PSG, altre come la nostra che sono un mix tra gente di esperienza e giovani talenti. Prima di tornare al Milan nel 2020, era un progetto di giovani. Mi hanno preso perchè mancava gente di esperienza. Hanno pensato a me, ma in realtà sono io che ho pensato al Milan. Ho conosciuto Pioli e, come ho detto a Modric, mi ha detto che dovevo essere la guida della squadra. Io ero leader dentro e fuori dal campo, il mio modo di fare può sembrare cattivo, ma per me è normale. Quando non andavano bene le cose andavo io davanti alle telecamere. Se avessi potuto giocare con Modric sarebbe stata una bella cosa”. 

Su Mourinho e Guardiola

“Hanno cambiato il calcio. Ho avuto entrambi, sono cresciuto con tutti e due. Hanno fatto la storia. Mi hanno voluto entrambi in squadra. Sono due persone diverse, Mourinho era tutto mentale, ti entrava in testa. Uno crede in un tipo di gioco e uno in un altro. Se ho perdonato Guardiola? Lui ha avuto problemi, non io. L’ho incontrato a New York ed era felice di vedermi”. 

Sull’allenatore più importante per la sua carriera

Io dico sempre Capello. È lui che mi ha fatto fare lo step da grande giocatore a fuoriclasse. Da lì è iniziato un nuovo percorso per me. Capello era un allenatore che ti alza e poi ti rimette con i piedi per terra. Era il suo modo di lavorare con me, non con tutti. Lui entrava nella testa di tutti i giocatori e is faceva seguire. Capello mi ha trasformato da giocatore normale ad animale”. 

Su Camarda

“Tengo molto a Camarda. Ho fatto una foto con lui quando era ragazzino, non sapevo chi fosse. Ero andato al Vismara per dare un po’ di motivazione ai ragazzi. Era il 2019, ma io ho visto il suo messaggio un anno fa. Non per arroganza, ma perchè non sono molto attivo sui social. Una volta mi ha taggato e allora l’ho visto. Giocavamo insieme e gli ho detto che poteva dirmelo che mi aveva mandato un messaggio. Ho aspettato il suo primo gol in A per mettere quel messaggio. Speravo lo facesse con il Milan. Ora in prestito, l’anno prossimo tornerà, lu deve fare il suo percorso. Sono contento per lui, molto contento. Nel calcio italiano manca un numero 9 come lui“. 

Sull’avventura di Gattuso all’Italia

Gli auguro il meglio. È uno che ti carica e adrenalina, ha una mentalità forte. Gli auguro di fare il meglio possibile in nazionale. L’Italia ha sofferto negli ultimi anni senza andare ai Mondiali. L’Italia dovrebbe andare ad ogni Mondiale ed Europeo. Ma tutto parte dalle nazionali giovanili. Abbiamo creato Milan Futuro per creare nuovi giocatori, soprattutto italiani. Al Milan stiamo cercando di far crescere i talenti e farli diventare dei fuoriclasse“. 

Sulla top tre di tutti i tempi di Ibra

“Dico Ronaldo il Fenomeno, che era il calcio, poi Maradona, che era un giocatore vero, era sempre te stesso, giocava con emozione. Al terzo posto metto Messi per quello che ha vinto”.

Il calciatore ideale per Ibra

“Colpo di testa: Jardel. Petto: Ginola che era molto eleganti. Mani: Buffon. Gambe: Zidane che era elegantissimo anche lui. Piede sinistro: Maldini, uno dei difensori più forti e completi di tutti i tempi”. 

Sul suo terzo capitolo al Milan

“Prima volta che sono arrivato al Milan mi ha dato felicità perchè mi ha preso dal Barcellona dove non ero felice. Poi sono andato via, ma non per scelta mia. Il ritorno mi ha dato amore, ho chiuso qui la mia carriera e il saluto di San Siro me lo ricorderò per sempre. Tanti giocatori piangevano. Era un Milan diverso dal primo Milan. Siamo cresciuti e abbiamo vinto uno scudetto e nessuno ci credeva. Lo avevo detto fin dal primo giorno che avrei riportato il Milan in vetta. Il terzo capitolo è storia, facciamo la storia”. 

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