Giovanni Galli, storico portiere di Milan e Fiorentina, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni. Galli è stato tra i principali protagonisti del Milan di Arrigo Sacchi, una squadra capace di vincere due Coppe dei Campioni consecutive, oltre a uno scudetto, una Supercoppa italiana, una Supercoppa Europea e un trofeo Intercontinentale. Il portiere, cresciuto calcisticamente con la maglia della Fiorentina, era presente anche nella Nazionale Campione del Mondo del 1982. Queste le parole di Giovanni Galli ai microfoni della nostra redazione:
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Giovanni, che significato ha per te la partita tra Milan e Fiorentina?
“Sono state due squadre per me molto importanti. Nella Fiorentina ci sono cresciuto, è casa mia. Ho esordito e giocato all’Artemio Franchi. Poi dopo 10 anni in prima squadra, è subentrata la necessità di rientrare da parte della società, da un punto di vista economico. Di conseguenza, Passarella, Massaro e il sottoscritto, siamo stati “costretti” a cambiare squadra. Da li nasce il mio passaggio al Milan. Al tempo, era una scommessa, perché si trattava del primo Milan di Berlusconi. La prima stagione non andò benissimo, poi arrivò Sacchi e in tre anni, abbiamo scritto la storia. Entrambe le squadre saranno sempre nel mio cuore”.
Vuoi condividere con noi un aneddoto su quel Milan guidato da Arrigo Sacchi, capace di vincere due Coppe dei Campioni consecutive, oltre a tutta un’altra Serie di trofei.
“Voglio concentrarmi sulla figura di Sacchi, un allenatore che aveva portato un’idea di calcio diversa. Un calcio decisamente avanti rispetto a quelle che erano le abitudini del movimento calcistico italiano. al Milan ha trovato degli interpreti importanti. Al di là dei tre olandesi che ci hanno dato qualcosa in più, la squadra era composta da giocatori italiani per otto undicesimi. Tra questi c’erano ovviamente Baresi, Maldini, Donadoni e Ancelotti, insomma: chi più ne ha più ne metta. Il gruppo aveva capito quella che era l’idea di calcio di Sacchi ed era riuscito a cambiare mentalità. Abbiamo lasciato un segno importante nel calcio italiano”.

Questo Milan è pronto per vincere lo scudetto?
“La partenza non è stata positiva, l’esordio con la Cremonese. Poi Allegri è riuscito a lavorare sulla compattezza. La squadra magari non è bella da vedere, ma è concreta. Il gruppo sa quelli che possono essere i limiti e cerca di non prestare il fianco all’avversario. Li davanti il gol arriva sempre. Allegri è abituato a queste sfide. È tornato a Milano e per lui è una grande rivalsa. Ha la fortuna di non fare le competizioni europee e può concentrarsi solo sulle gare di campionato e questo è un grande vantaggio”
Dalle ultime notizie risulta che Maignan a fine anno possa lasciare il Milan. Cosa perdono i rossoneri senza il portiere francese e chi ti piacerebbe vedere, nel caso, al suo posto?
“Maignan ha fatto dei campionati importanti. Dopo la vittoria del campionato è diventato anche titolare in Nazionale. Da quando è arrivato in Italia è migliorato molto. Questo voglio sottolinearlo, i miglioramenti sono frutto anche del lavoro della scuola dei preparatori dei portieri italiani. Questo mi fa un po’ arrabbiare, soprattutto pensando al passato. Taffarel, Dida, Sczcesny e Allison, al momento del loro arrivo in Italia, erano soltanto dei prototipi. Poi la scuola dei preparatori dei portieri italiani li ha formati e quindi abbiamo restituito alle altre Nazionali dei portieri più completi.

Sull’eventuale sostituto: “Chi mi piacerebbe per sostituire Maignan? Io sono da sempre grande fan di Carnesecchi, fin dai tempi della Cremonese. In lui rivedevo un po’ Buffon da giovane. Ora ha acquisito anche una maturità tale da poter affrontare un’esperienza importante in un club prestigioso come il Milan. L’atalanta è una squadra forte, ma le pressioni che ci sono a Milano sono diverse da quelle di Bergamo”.
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