Il passato non è mai veramente lontano. Spesso, se non sempre, ritorna a fare visita, facendo emozionare e ricordare i tempi andati con un misto di malinconia, speranza e amarezza. Parlando di Milan, il passato è meraviglioso, a tratti migliore del presente. Soprattutto quando si parla di Berlusconi e della squadra che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 decise di cambiare lo sport più bello del mondo per sempre. Campioni memorabili, come Van Basta, Gullit e Rijkaard, i tre tulipani olandesi. Parte fondamentale di quel gruppo fu Giovanni Galli, intervistato da Carlo Pellegatti sul suo canale YouTube.
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Su Berlusconi:
“Chi ha avuto il piacere di conoscerlo nel mondo dell’imprenditoria già sapeva con chi aveva a che fare. Quando un personaggio del genere entra nel mondo del calcio, tutti arrivano con grandi proclami, e poi alla fine in pochi ci riescono. Il presidente era venti anni avanti a tutti, vedeva già oltre. Ciccio Graziani dice “sono talmente avanti che quando mi guardo indietro vedo il mio futuro”, Berlusconi era questo. A Firenze stavo bene, arrivai al Milan con un presidente nuovo, con una storia recente difficile dei rossoneri. Accetto la sfida, ho accettato la sfida avendo l stesso ingaggio di Firenze. Ma dissi “se deve essere una sfida, che lo sia fino in fondo”. Decisi con il mio procuratore di mettermi un premio personale per ogni trofeo che avremmo vinto. Non mi interessavano i soldi, l’importante era vincere le sfide”.
I premi sulla coppa li hai ispirati tu?
“Non voglio prendermi meriti che non credo di avere, è stata una sfida lanciata a me stesso. Nell’85/86, l’ultima gara con la Fiorentina la giocai contro il Pisa. Vincemmo, andammo in Coppa Uefa e il Milan rimase fuori con il Pisa che andò in Serie B”.
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