Pomeriggio da ricordare per Davide Bartesaghi, protagonista assoluto di Milan-Sassuolo con i suoi primi gol in Serie A. Una doppietta che non solo ha illuminato San Siro, ma che ha anche consegnato il giovane rossonero alla storia del club: Bartesaghi è infatti diventato il più giovane difensore del Milan a segnare dai tempi di Paolo Maldini. Al termine della gara, il classe 2005 ha raccontato le sue emozioni ai microfoni di DAZN.
Record storico: “Non lo sapevo, ma mi fa enorme piacere”
Alla notizia del record, Bartesaghi si è mostrato sorpreso ma profondamente grato:
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“Non lo sapevo, mi fa piacere. Devo tanto a questa squadra, ai miei compagni e al mister per la fiducia che mi hanno dato”.
Parole semplici, ma cariche di riconoscenza verso un ambiente che continua a credere nella crescita dei giovani.
Il gol più difficile? “Il primo, ci ho creduto fino in fondo”
I due gol hanno avuto dinamiche diverse, ma per Bartesaghi non ci sono dubbi su quale sia stato il più complicato:
“Il primo gol. È arrivata una palla dall’esterno, avevo tante persone davanti ma ci ho creduto e ho chiuso sul secondo palo. Nel secondo avevo tutta la porta libera e ho dovuto solo spingerla dentro”.
Dettagli che raccontano lucidità, istinto e personalità, nonostante la giovane età.
Il percorso con Milan Futuro: “Fondamentale per crescere e gestire la pressione”
Un passaggio importante anche sul lavoro fatto lontano dai riflettori:
“Il percorso con Milan Futuro è stato molto importante, soprattutto per imparare a gestire la pressione degli stadi. L’anno scorso è stato meno bello, ma si lavora anche nelle difficoltà. Credo che i miglioramenti si siano visti e sono felice”.
Un messaggio chiaro: la crescita passa anche dai momenti difficili.
L’abbraccio con Corradi e Magnanelli: “Devo tanto a loro”
Infine, Bartesaghi ha spiegato il significato dell’abbraccio dopo i gol con Corradi e Magnanelli, figure chiave del suo percorso:
“C’è rammarico perché i gol non sono serviti per portare a casa i tre punti, però quell’abbraccio… Devo tanto a loro due, soprattutto a mister Corradi che è stato anche un mio allenatore in Nazionale. L’altro giorno mi aveva detto: ‘Ma quando me lo fai un gol?’. Ci siamo abbracciati per quello”.
Un momento di calcio vero, fatto di rapporti umani, lavoro e fiducia.
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