Da anni ormai nel calcio i club che partecipano a competizioni europee, disputano una partita ogni 3 giorni. Molti giocatori si sono esposti contro questa andamento, il primo su tutti è stato Rodri, che ha addirittura messo in conto la possibilità di scioperare. Sulle troppe gare disputate dai calciatori ha parlato il presidente dell’associazione italiana calciatori, Umberto Calcagno, queste le sue parole, riportate da gianlucadimarzio.com:
“Stiamo arrivando a un punto di non ritorno. Ma attenzione, è una situazione critica che intacca l’intero sistema, non solo l’aspetto fisico dell’atleta. E se la situazione non cambierà, l’ipotesi dello sciopero potrebbe concretizzarsi. Conseguenze? Il calciatore ha la stessa posizione di un lavoratore subordinato. In caso di sciopero ci sarebbe la trattenuta della giornata lavorativa in busta paga. La possibilità dipenderà dai nostri interlocutori, da quanto farà la FIFA. Se continuerà ad avere l’atteggiamento tenuto in questi anni, rifiutando il dialogo, sarà dura trovare un punto d’incontro.
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Nella stagione appena iniziata un giocatore come Barella potrebbe disputare più di 80 partite. Con il Mondiale per club non ci sarà neanche una pausa estiva adeguata. C’è una forte preoccupazione da parte dei giocatori e degli staff che dovranno seguire questi ragazzi in due campionati di fila senza sosta. Degli studi fatti con gli altri sindacati europei mostrano un aumento esponenziale degli infortuni nei grandi club, dovuti all’alto numero di partite e a quelle back to back, ovvero giocate a distanza di pochi giorni. Nelle squadre 8 giocatori si trovano a dover disputare il 50% delle partite, sono sottoposti a un grande sforzo. E spesso sono coloro che garantiscono maggior qualità. Il prendere stipendi alti non significa che non si debba preservare la loro salute.
Da una parte, trovandosi a dover giocare così tante gare, si abbasserà il livello delle prestazioni dei calciatori. Dall’altra, una sovraesposizione delle competizioni internazionali può creare disinteresse da parte dei tifosi, la cui passione in Europa è radicata nel territorio, e problemi con i diritti televisivi come visto con la Ligue 1 o la nostra Serie B. Sono tutte riflessioni da fare. Bisogna chiedersi in che direzione si voglia andare. Sono scelte che influenzano il futuro e la vita delle nostre competizioni“.
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