La carriera di Mattia Caldara è stata martoriata da tantissimi infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo per molto tempo. In una recente intervista, l’ex difensore di Milan, Juventus e Atalanta, si è, metaforicamente parlando, messo a nudo, raccontando a tutti ciò che ha psicologicamente e fisicamente vissuto in questi ultimi anni. Nato come uno dei più grandi prospetti tra i moderni difensori italiani, si ritira come uno dei più grandi rimpianti di questo sport.
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Queste alcune delle sue dichiarazioni al podcast Centrocampo:
“La cosa che non ho sbagliato è stata la fase di recupero. Io in ogni infortunio che ho fatto ho cercato di lavorare al massimo, non mi sono mai demoralizzato. Anche nei primi giorni che magari non ti puoi muovere e devi fare le stesse cose per 5-6 ore, non ho mai saltato una giornata, non ho mai staccato. Su quella roba li ero maniacale, volevo sempre recuperare al massimo, anche quando sentivo dolore ci andavo sopra. Per come ero fatto io, in più ero un anno e mezzo che ero fermo, mi sono autolesionato da dentro perchè facevo cose che il mio corpo non poteva fare.
Non avevo la coscienza apposto, è stato un circolo vizioso che si è creato dentro di me e non mi ha permesso di recuperare. Ero diventato Caldara. C’era tanta aspettativa e mi avevano pagato 30 milioni. Tutto nella vita secondo me dipende dal destino. Però secondo me quella cosa li di essere Caldara non mi ha aiutato sicuramente. Poi a me non piace tirarmi indietro, fare la parte della vittima. Il mio più grande rimpianto è non essermi espresso al meglio al Milan. Quella cosa li mi pesa ancora oggi. Io mi sentivo impotente davanti allo scorrere del tempo e mi consumava dentro. Non sono uno menefreghista e quindi quella cosa li mi mangiava sia dentro che fuori“
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