Nel periodo più buio e delicato della storia del Milan, torna a parlare dopo un lungo periodo d’assenza il proprietario del club Gerry Cardinale. Il patron di RedBird ha tentato di ricompattare un ambiente che si è sfaldato come un vasetto d’argilla con delle dichiarazioni contradditorie, provocando l’effetto opposto sperato sulla piazza. Insomma, non una delle mosse migliori. Ma andiamo ad analizzare una piccola parte di quanto detto:
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“Esiste una narrativa secondo cui io penserei solo ai soldi e non a vincere. È assurdo. Negli ultimi tre anni da quando ho acquisito il Milan, abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra di A sul mercato. Non aver conquistato lo scudetto è una delusione. E se non entriamo nelle prime quattro sarà un fallimento. Per me, vincere una priorità. Sempre. Commettere errori? Certo che ne ho commessi“.

Partiamo da qui, dal calciomercato. Il Milan è figlio di un altro mercato fallimentare, non solo perché il denaro non è stato reinvestito al meglio ma perché l’intento non è stato quello di costruire una squadra vincente, da scudetto, ma che potesse raggiungere il quarto posto con tranquillità. Dopo un girone d’andata oltre le aspettative, Allegri ha chiesto due innesti per continuare a competere che non sono arrivati, le ambizioni conclamate sono crollate e il campo ha mostrato tutte le fragilità di un Milan mal supportato. Sul mercato i rossoneri hanno incassato 175 mln, reinvestendone 170 circa, ciò significa che l’investimento da parte della proprietà è stato pari a 0. Dunque appare azzardato definire il Diavolo come il club che ha investito e speso di più in Serie A.
Caro Cardinale, non si tratta di errori, ma di modello fallimentare. Per vincere e ambire a competere servono investimenti seri e mirati. Nessun club italiano può permettersi di spendere e spandere ma pensare ogni anno di stravolgere tutto è deleterio. Si vuole continuare su questa strada ? Si affidi il Milan a chi ha il Milan nel cuore e a chi sa cosa serve per crescere. Un Presidente che riconosce i propri errori richiamerebbe su due piedi Paolo Maldini con un biglietto di scuse ma sappiamo che per diverse ragioni è pura utopia.
Da chi ripartirei? Adriano Galliani. Un uomo di calcio, che ha già vinto, che ha peso politico e soprattutto che ha l’autorità per far rispettare ad ognuno il suo ruolo senza alcuna intromissione. Galliani saprebbe gestire l’assenza di un Presidente che spesso fa rima con una lotta interna di potere.

Questa volta la rivoluzione dovrà essere totale, altrimenti si cambierà nuovamente per non cambiare niente.
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