Non sembrano così lontane le immagini del pareggio interno contro la Salernitana a chiudere la stagione calcistica del Milan. Passato e futuro che sembrano quasi combaciare a dimostrazione che il tempo passa in fretta. Qualche ora fa San Siro ha spento i riflettori al termine del Trofeo intitolato all’indimenticabile Presidente, Silvio Berlusconi. Una prova generale in vista di sabato quando la Scala del calcio tornerà ad illuminare il rettangolo di gioco, palcoscenico della prima di campionato tra Milan e Torino.
Sulla vittoria di ieri sera tornerò dopo. Prima faccio fatica a non constatare come il mondo Milan sia ormai vittima della sindrome di Cassandra. Nulla che possa avere una benché minima connessione con il mondo del calcio. Siamo nell’ambito della mitologia. Cassandra, figlia di Ecuba e Priamo Re di Troia, colpì con la sua straordinaria bellezza il Dio Apollo che se ne innamorò perdutamente. La bella Cassandra, nonostante Apollo le avesse fatto dono della “profezia” non si concesse al Dio scatenando le sue ire. Il dono fatto in precedenza divenne inefficace. Da quel momento ogni vaticinio di Cassandra fu ritenuto non vero. Anche le previsioni negative.
Dalla mitologia greca, la psicologia moderna ha teorizzato la sindrome di Cassandra identificandola in una persona pessimista, con la certezza di un futuro negativo, malauguranti e vittima delle sue stesse aspettative negative. Siamo o no un po’ tutti delle Cassandre? A tre giorni dall’inizio della nuova stagione c’è una dilagante tendenza ad aver accettato la certezza di un futuro nefasto che francamente spaventa un po’. Forse bene ha fatto Zlatan Ibrahimovic a blindare Milanello dalla vista di chiunque bazzichi all’esterno. Forse un modo per creare una bolla protettiva nei confronti di un ambiente e un gruppo che ha passato un’estate di duro lavoro, le giuste soddisfazioni, profilo basso e tanta voglia di viversela questa avventura (basti vedere la convinzione, voglia e gioia di essere a Milano dei nuovi arrivati).
A proposito di Zlatan. Giorno dopo giorno, conferenza dopo conferenza, sembra proprio che il Milan si stia plasmando a sua immagine e somiglianza. Presente, disponibile, calibrato nelle battute e la grande sensazione che dietro ci sia un pensiero, una strategia, un lavoro.
“Dio ha creato il mondo in sette giorni e noi siamo solo al primo”. Quella che sembrava una classica frase/slogan pronunciata alla presentazione di Paolo Fonseca, in realtà acquisisce sempre più il contorno di un faro, un termometro che segna la temperatura, passo dopo passo, del mercato e del lavoro di questa estate rossonera. “Questo è il giorno cinque dei sette che ha creato Dio” ci ha tenuto a rendicontare Ibra nel corso della presentazione alla stampa di Emerson Royal. Mancherebbero due giorni al compimento della settimana divina e Zlatan ha lasciato intendere abbastanza chiaramente che i prossimi 14 giorni saranno contraddistinti da traffico da bollino rosso in zona Portello.
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Un pensiero sul warm up di ieri in vista del debutto di sabato sera contro i granata del neo allenatore Vanoli. Si conclude l’estate rossonera con un successo per 3-1 sul Monza dell’ex ministro della difesa, Alessandro Nesta. L’ennesima vittoria lascia il tempo che trova e serve solo a corroborare il detto “vincere aiuta a vincere”. Ma sabato sarà altra storia, altro ritmo perché i punti inizieranno a pesare e le sbavature possono prendere a picconate le certezze agostane.
Il Milan di Fonseca ha confermato ancora una volta le belle trame viste nel corso della tournee americana, la propensione al palleggio ragionato e qualità offensiva. Ma potrebbe non essere sufficiente se non si pone rimedio all’atavico problema del filtro a centrocampo. Anche contro il Monza gli uomini di Fonseca hanno mostrato questo limite soprattutto nella prima frazione di gioco. Una fragilità evidente soprattutto quando l’avversario taglia al centro in velocità e apre la difesa. Ci si schiaccia ancora troppo dietro davanti a Maignan lasciando tra la linea di difesa e quella di centrocampo che rincula in ritardo, una terra di nessuno preda facile per gli avversari. Il gol di Daniel Maldini e tutte le reti subite nelle precedenti amichevoli hanno la stessa matrice.
Il lavoro e il mercato possono fare di questa squadra un progetto molto interessante. Il tempo non è tantissimo e andrebbe ottimizzato. Intanto buon campionato a tutti. Sarà una stagione di difficile interpretazione e previsione. Ma non diciamolo alle Cassandre dall’alto del loro trespolo.
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