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ESCLUSIVA – Collovati: “Milan, il reparto più sofferente è la difesa. Ecco cosa si è perso dei vecchi derby”

Ex Milan Collovati

L’ex calciatore di Milan e Inter, nonché campione del mondo con l’Italia del 1982, Fulvio Collovati, è intervenuto quest’oggi in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it. Tanto Milan, tanta Inter e tanto derby nel corso dell’intervista dell’ex difensore rossonero.

Tra le dichiarazioni, non sono mancati neppure temi tecnici, tattici e riferimenti alla propria carriera. Di seguito, le parole rilasciate da Fulvio Collovati.

Il derby ha ancora il fascino che aveva anni fa, o ora come tanti eventi nel presente, trova che si sia perso qualcosa?
“Non so se ha lo stesso fascino di quarant’anni fa. Anche perché vedo pochi italiani in squadra, e chiarisco, non perché io ho qualcosa contro gli stranieri. Penso che però venga meno un senso di appartenenza rispetto al Milan dell’era berlusconiana e all’Inter dell’era marottiana. Ora ci sono giocatori che vanno e vengono nel giro di un anno. Poi il derby è sempre un derby, sia chiaro. Però l’impressione che sia meno sentito emotivamente, perché io allora non dormivo una settimana prima sapendo che c’era il derby e poi, a seconda di come andava, poteva succedere che non dormissi una settimana dopo!
Non è una partita come le altre, oltretutto dopo 4 giornate di campionato mi sembra troppo presto”.

Questa è una domanda d’obbligo prima del derby: chi vince?
“Dopo tre giornate non può esserci una favorita. Dopo la sosta non sai come tornano i giocatori dalle Nazionali. C’è un bel ritmo: viaggio, giocare con la Nazionale all’estero, allenarsi lì, tutto questo rompe il ritmo. Per cui, due squadre a nove punti che si affrontano alla pari.
Magari tra sette o otto giornate ci sarà una favorita, ma adesso non può esserci ed è troppo presto per dirlo”.

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E così, nello scontro diretto di dopodomani, non scommetterebbe su nessuna delle due milanesi?
“Potrei dire Inter per l’gli equilibri che ha trovato: si preoccupavano di sostituire Lukaku e hanno trovato Thuram che è un ottimo giocatore.
Allo stesso tempo potrei dire Milan, perché abbiamo visto come si sono presentati Loftus-Cheek, Pulisic e Reijnders. Complimenti al Milan, perché dopo l’addio di Tonali i tifosi rossoneri si strappavano i capelli, invece ora hanno un centrocampo davvero all’altezza. Poi hanno acquistato giocatori dal Chelsea, non da campionati più semplici, sono giocatori di qualità”.

C’è un giocatore da cui può passare maggiormente questo derby?
“Non lo so con certezza.
Il Milan ha preso, a parte le punte, calciatori che si inseriscono e segnano. L’anno scorso, probabilmente, in quei reparti avevano giocatori che segnavano meno.
L’Inter, a parte Lautaro e Thuram, ha Mkhtaryan e Calhanoglu, poi Barella. C’è l’opzione Frattesi, perché Inzaghi si può permettere il lusso di lasciarlo in panchina.
Difficile scegliere, potrebbe essere la partita dei centrocampisti. Poi entrambe le squadre hanno giocatori dalle Nazionali”.

Calhanoglu spesso sa essere scomodo in queste partite…
“Sì, arriva spesso al tiro anche se gioca più arretrato”.

Da ex difensore, è la difesa il reparto che ora appare più sofferente nel Milan?
“Vedendo le tre partite il reparto più sofferente è, sì, proprio la difesa. L’attacco con Giroud e Leao funziona, il centrocampo lo abbiamo detto. Pulisic non è una sorpresa, lo è per chi non lo conosceva. Quindi assolutamente, il reparto più sofferente al momento è la difesa.
L’arma vincente dello scudetto è stata la coppia Kalulu-Tomori, ora un po’ per la squalifica e gli infortuni giocherà Kjaer ed ancora non si riesce a trovare una coppia centrale affidabile.
Questi fattori creano incertezze ed i centrali hanno bisogno di giocare spesso gli stessi per gli automatismi. Quando si cambia troppo può non funzionare.
Il Milan deve trovare sicurezza lì, perché l’Inter non è soltanto pericolosa sulle fasce con Dumfries e Dimarco. Thuram anche non dà punti di riferimento, Lautaro è un cannoniere: il Milan sicuramente non dovrà sbagliare dietro”.

Questa sua tesi sui difensori che devono giocare sempre che, tra l’altro, è avvalorata dalla coppia Kim-Rrhamani nello scudetto dello scorso anno!
“I difensori devono giocare sempre, lo dico io che ero difensore. Poi chiaramente uno va avanti e l’altro va indietro, uno marca e l’altro chiude. Hanno bisogno di automatismi organizzati e di giocare, quindi, insieme il più possibile”.

C’è un consiglio che darebbe a Pioli prima di Inter-Milan?
“Ho giocato dodici anni di derby, sul Milan credo che non si debbano lasciare prendere dall’emozione. Non perché penso che se la farà prendere, ormai Pioli è anche uno abituato… dico che non deve succedere di entrare in campo senza fare la partita. È una partita da giocare. Consiglierei di rischiare, di giocare.
Anche l’Inter ha delle fragilità, gli esterni spingono molto e possono quindi concedere qualcosa.
Se Dumfries spinge sulla sinistra, Leao potrebbe inserirsi, come Pulisic con Dimarco che gioca molto alto. L’Inter ha degli esterni molto alti”.

Spesso lo scorso anno il Milan ha faticato proprio ad alzarsi nei derby e di conseguenza non ha potuto, poi, rischiare così tanto…
“Se giochi e non ti alzi rimani lì. Il derby non lo vuoi perdere e nella testa scatta il meccanismo: preferisci non perdere e non prenderle.
Bisogna giocare a viso aperto alla quarta di campionato: una sconfitta o una vittoria non incidono, è troppo presto per scoprire chi vincerà il campionato. È chiaro che si deve giocare con attenzione in fase difensiva, non puoi essere con la testa altrove contro Lautaro Martinez.
Il mio consiglio però è di giocarla a viso aperto”.

Se dico derby, e l’ho già detto, ma ora dico anche scudetto, a cosa pensa molto liberamente?
“Quello che ha fatto il Napoli l’anno scorso è stato qualcosa di straordinario, vincere con tutto quello scarto… non succederà però quest’anno. Non succederà, vedo un campionato molto più equilibrato. Penso che Inter e Milan insieme al Napoli saranno le protagoniste, non so che ordine”.

Quindi, a maggior ragione, questo derby è pesantissimo per i bilanci finali…
“È un po’ presto naturalmente, non si può ancora chiudere il discorso. Basta pensare che l’anno scorso speravano di recuperare il Napoli che aveva quattordici punti, mentre adesso è appena cominciata. Però chi dovesse vincere darebbe un’impronta significativa: quattro partite e dodici punti. Sarebbe un bel segnale”.

Dunque, da entrambe le parti vogliono vincere, ma un pareggio non sarebbe male per nessuno?
“È quello che penso io, specialmente con le incognite della sosta. Probabilmente sarà un derby un po’ tirato e teso, magari anche non bello, per cui alla fine il pareggio potrebbe accontentare i due allenatori”.

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