Il Milan, dopo una stagione fallimentare come questa, ha l’obbligo di tornare ad essere competitiva in tutte le competizioni per onorare la sua storia e i suoi tifosi. Tornare ai lustri di un tempo sarà complicato, anche vista l’enorme qualità dei singoli e dei gruppi passati, come quello del 2005. Tra i tanti nomi era presente anche quello di Hernan Crespo, attaccante argentino che con i rossoneri ha vissuto quella tremenda notte di Istanbul nel 2005. Ai microfoni di Prime Video, l’ex attaccante rossonero, ha raccontato vari aneddoti su quella partita e ha svelato il motivo del suo addio al Diavolo.
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Queste le sue dichiarazioni durante la rubrica “FENOMENI” pubblicata da Prime Video nel proprio canale YouTube:
La finale di Istanbul contro il Liverpool: “Pippo in realtà ha avuto un problema alla caviglia per tutta la stagione e non ha quasi mai giocato. Prima di prendere l’aereo Ancelotti mi disse che avrei giocato io. Alla fine eravamo in quattro: Sheva, Pippo e Tomasson. Io sono arrivato da dietro e la precedenza ce l’avevano loro poi, con il tempo, mi sono guadagnato spazio. Io ha avuto la fortuna che Sheva e Pippo non sono stati bene per quella stagione e Tomasson che viveva un momento complicato. Mi sono ritrovato unica punta, con alle spalle gente come Kakà, Pirlo, Seedorf, Stam e Maldini. Quel Milan era una cosa allucinante!”.
Sulla partita: “Finiamo 3-0 e andiamo negli spogliatoi. Leggenda che eravamo convinti che avevamo già vinto? Non lo so! Ti posso dire cosa mi ricordo io. Ero seduto, mi tremavano le gambe pensando al percorso fatto per arrivare qui. Ricordo che Seedorf si mise a discutere con qualcuno e arrivò Carlo (Ancelotti ndr) che chiamò alla calma. Io ero focalizzato sul passare i prossimi 45 minuti. Mi sentivo infermabile!”.
Sul blackout: “Quando giochi a grandissimi livelli, contro grandi squadre, sai che anche solo con una scintilla si può riaprire tutto. Poi noi, prima e dopo quei famosi 6 minuti, potevamo segnare, ma non riuscivamo! Quella di Sheva è clamorosa…”.

Come metabolizzare la sconfitta: “C’è voluto tanto tempo… è stata pesante. Ma, per assurdo, mi ha aiutato per andare avanti. Mi ha aiutato anche sul fattore personale. Mi ha distrutto l’ego e ho imparato a dare il meglio di me a prescindere di come andasse alla fine“.
Sull’addio: “Io volevo restare, avevo già firmato tutto, chiedi a Galliani il motivo! Il Direttore decise di prendere Bobo Vieri dopo la batosta contro il Liverpool e io tornai al Chelsea. Mi è dispiaciuto tantissimo andare via. Eravamo un gruppo fantastico, avevi la storia fuori dal campo e stavi tu scrivendo la storia. Eravamo un gruppo sano, un gruppo di persone vere, molto forti. La convivenza tra noi era bellissima: finite le partite di Champions andavamo a mangiare tutti insieme con le famiglie”.
Il ricordo più bello: “Quello che mi è restato più in mente è quando loro vanno a giocare ad Atene e vincono. Io vestivo già la maglia dell’Inter e appena dopo la vittoria, mi arrivano dei messaggi da parte di giocatori, preparatori, magazzinieri del Milan che mi dicono ‘Questa coppa è anche la tua’. Per me è stato il mio più grande trofeo”.
