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Critiche ad Allegri, interviene Biasin: “Contestato, ma ha sistemato un aspetto chiave!”

allegri

Il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan ha riacceso entusiasmo ma anche acceso un forte dibattito attorno al suo operato. Chiamato a ricostruire una squadra reduce da una stagione fallimentare e fuori dalle coppe europee, l’allenatore livornese ha riportato ordine e competitività, mantenendo i rossoneri in zona Champions. Tuttavia, i risultati non sono bastati a spegnere le critiche, soprattutto per uno stile di gioco ritenuto da molti troppo prudente e poco spettacolare.

Diverse difficoltà

Nel corso della stagione, infatti, il Milan ha alternato momenti positivi a fasi di evidente difficoltà, con cali di rendimento e partite senza gol che hanno alimentato il malcontento dei tifosi. A pesare sono state anche alcune sconfitte pesanti e una certa sterilità offensiva, elementi che hanno fatto emergere dubbi sulla proposta tattica di Allegri. Emblematiche, in questo senso, sono state gare molto chiuse e bloccate. Spesso interpretate con un approccio più difensivo che propositivo, attirando accuse di “bruttezza calcistica” .

Nonostante ciò, una parte della critica sottolinea come il lavoro di Allegri vada valutato nel contesto: il tecnico è arrivato in una fase di transizione societaria e tecnica, con diversi cambi in rosa e la necessità di ristabilire equilibrio. In quest’ottica, il raggiungimento degli obiettivi minimi, come la qualificazione alla Champions, viene visto come un segnale di solidità più che come un limite.

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A dire la sua su Massimiliano Allegri ci ha pensato anche Fabrizio Biasin nel suo editoriale a TMW:

“Sulla tristezza di Milan-Juve in molti si sono scatenati contro Allegri, colpevole di “bruttezza calcistica”. E vabbè, la solita litania. È vero che a livello calcistico il tecnico del Milan non ci ha portato al carnevale di Rio, ma è altrettanto vero che in questa stagione era chiamato a ridare ordine a un gruppo (e a una società) che non ne aveva. Ci è riuscito e non è poco.

Ora però deve uscire dall’ombra, lui e i suoi colleghi – ma soprattutto le rispettive dirigenze – che da troppo tempo scelgono di nascondersi dietro a un dito e “noi dobbiamo qualificarci per la Champions”. Non è così: Inter, Milan, Juventus e Napoli partono per vincere, altroché, altrimenti non avrebbe senso pretendere 139 euro per un posto in curva. Alla fine vince una sola, per carità, ed è sbagliato pensare che per le altre si debba parlare di fallimento, ma evitiamo di prenderci in giro”.

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