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Dal campo al carattere: l’ex compagno racconta Amorim

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Da quando è arrivato al Milan, Rúben Amorim ha iniziato a imprimere alla squadra la sua idea di calcio, cercando soprattutto di darle un’identità più precisa e riconoscibile. Il lavoro quotidiano si è concentrato sull’organizzazione, sull’intensità e sulla capacità di essere compatti in entrambe le fasi di gioco. I primi mesi hanno già mostrato alcuni cambiamenti nel modo di stare in campo e nella gestione dei giocatori, anche se il percorso è ancora in piena evoluzione. Per capire davvero il lavoro di Amorim, quindi, bisogna andare oltre i singoli risultati e analizzare come sta cambiando il Milan sul piano tattico e nella gestione della squadra.

A dire la sua sul tecnico rossonero ci ha pensato Javier Saviola, ex giocatore e compagno di Amorim, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue parole:

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Che compagno era Amorim al Benfica?: “Rúben era uno di quelli che facevano bene a uno spogliatoio. Abbiamo vinto il campionato portoghese con la squadra di Jorge Jesus, un gruppo che aveva una grande sintonia dentro e fuori dal campo. Amorim era fondamentale: giocava con continuità, ma soprattutto era sempre disponibile con i compagni e cercava di tenere unito il gruppo. Parlava spesso di tattica e tecnica. Sinceramente, non avrei mai immaginato che sarebbe diventato l’allenatore che conosciamo oggi. All’epoca per me era semplicemente Rúben, il mio compagno di squadra”. 

Sul carattere: “Diciamo che si faceva sentire, sì (ride, ndr.). Voleva sempre il meglio dai compagni e dal gruppo e cercava di sostenere la squadra in ogni situazione, sia quando giocava sia quando non toccava a lui scendere in campo. Questa, secondo me, era la sua più grande virtù: la professionalità e il buon senso nei confronti della squadra. Ci sono giocatori che si fanno vedere soprattutto quando giocano, mentre Rúben cercava sempre di aiutare. Era un ragazzo di grande carattere, personalità e professionalità. E questa mentalità si vedeva già allora”. 

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