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Milan, l’analisi di Di Caro

Dopo la terza caduta nelle ultime tre partite dei rossoneri, il vicedirettore de ‘La Gazzetta dello Sport’, Andrea Di Caro, ha analizzato le ragioni di tale crollo, ricostruendo il percorso del club fatto fino a questo punto:

“Tutti abbiamo celebrato l’impresa dello scorso anno, arrivata grazie a un grande spirito di gruppo, un gioco convincente e ad un allineamento perfetto dei pianeti che ha ricordato il percorso dell’Italia agli Europei. Il Milan con una rosa da terzo, quarto posto, è arrivato primo, saltando degli step. Come quegli studenti che fanno tre anni in uno. Una volta salito in cima il club ha forse pensato che sarebbe bastato ripetere quanto fatto prima, sperando in un nuovo “miracolo”. E invece era quello il momento di investire di più, fortificarsi e mettersi nelle condizioni di non dover pretendere che tutto dovesse funzionare sempre alla perfezione, comprese le imperfezioni altrui”.

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Di Caro ha poi aggiunto: “Se il cammino straordinario del Napoli non può essere una colpa rossonera, lo è aver portato a termine un mercato assolutamente non all’altezza. Dei nuovi acquisti, quasi tutti giovani poco conosciuti, nessuno finora ha convinto e regalato un valore aggiunto. L’unica vera spesa è stata sostenuta per De Ketelaere, ad oggi un vero flop. Sbagliare un acquisto si può. Sbagliare l’unico su cui si investe è più grave. Si è creduto che l’operazione Origi, altro flop, potesse funzionare come quella di Giroud l’anno scorso, dimenticando che il francese, al contrario del belga, aveva un lungo curriculum di successi. Risultato: il peso dell’attacco è sulle spalle di un giocatore di 36 anni che non può permettersi una sosta. Alla pochezza dei nuovi si deve aggiungere che anche molti “vecchi” stanno rendendo meno dello scorso anno. Alla lunga pesante assenza di Maignan non è stato posto rimedio. E la squadra sembra pure aver perso personalità”.

In conclusione: “Dopo il lavoro di Elliott per rimettere a posto i conti si sperava che l’arrivo di un nuovo Fondo potesse portare una robusta iniezione di investimenti. Non è quel che è successo con Cardinale, che predica l’autofinanziamento e la cui ultima presenza accanto alla squadra risale al derby di andata. Già il derby: mercoledì ne arriva un altro a Riad per assegnare una Supercoppa Italiana tra milanesi deluse in campionato. Il trofeo vale il giusto e non salva certo una stagione, ma perdere ora anche quello aprirebbe una crisi. Servirebbe cercare soluzioni anche dal mercato di gennaio. Ma il club da questo orecchio non ci sente. Di certo ci sono modi più convincenti di difendere uno scudetto sul petto e proseguire un percorso di crescita”.

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