Intervenuto dal palco del salone del CONI, durante la 41esima edizione del premio di cultura sportiva Beppe Viola, l’arbitro Daniele Doveri ha parlato non solo dell’importanza della cultura sportiva, ma anche dei lati più o meno positivi del VAR. Queste le sue parole:
“Ringrazio la giuria per questo premio che mi inorgoglisce. Noi arbitri siamo più abituati alle critiche che ai premi, ci emoziona doppiamente perché non siamo abituati a questi contesti. I campi di periferia sono i più complicati specialmente per i giovani arbitri a cui dedico questo premio, come le donne loro sono soggetti ogni weekend a qualsiasi tipo di violenza. Dieci giorni fa una ragazza di 15 anni a Napoli è stata vittima di violenza durante una partita di allievi provinciali. La cultura sportiva deve partire da questi ambienti”.
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Sul VAR Doveri ha poi precisato: “Ho attraversato tutte le epoche arbitrali, quando ho iniziato ad arbitrare non c’era tecnologia, poi è subentrato l’orologio elettronico con la goal Line technology e poi il VAR, che ha cambiato il mondo. I giocatori ricordavano per 90 minuti gli errori che facevi, adesso invece gli errori vengono corretti e questo aiuta. Gli arbitri della nuova generazione devono arbitrare come se non ci fosse il VAR, meno interventi VAR si fanno e meglio è, per farlo bisogna arbitrare bene”.
Scoppia la polemica
Parole che hanno, inevitabilmente, già sollevato un polverone. Il quotidiano TuttoSport, infatti, ha ricordato un episodio del campionato corrente nel quale Doveri, da arbitro, non è intervenuto, così come non è intervenuta il Var, generando non poche polemiche. In un Juventus-Napoli, terminato 0-0 del 21 settembre, Koopmeiners tenta il cross basso all’interno dell’area della squadra di Conte, la palla arriva ad Olivera che la tocca all’indietro, il portiere partenopeo Caprile blocca la palla con le mani e fa ripartire velocemente l’azione. Un episodio probabilmente da sanzionare, ma sia Doveri, che il Var hanno deciso di non intervenire.

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