PRIMA PAGINA

Doveri: “Noi arbitri ci stiamo aprendo, ma non tutti sono disposti ad ascoltare”

Arbitri - Doveri

Daniele Doveri, uno degli arbitri più rinomati nel panorama calcistico internazionale, è intervenuto ai microfoni di Numero Diez. Queste le sue parole sul Var e sugli errori dei direttori di gara:

L’anno scorso, in un incontro con i giovani arbitri, hai detto questa frase: “Quando faccio una partita devo entrare in connessione con i calciatori, perché sono loro che decidono quanti falli devo fischiare”. In campo bisogna avere una certa autorità, tu come te la sei costruita? Quanto è importante il rapporto con i calciatori in questo?

“Bisogna avere una grande autorevolezza, più che una grande autorità, e soprattutto una grande esperienza. L’esperienza ci viene data dal percorso che facciamo da quando siamo giovani arbitri, perché il nostro è un percorso abbastanza lungo. L’esperienza non è qualcosa che si riesce ad acquisire o a comprare, ma qualcosa che devi costruire di gara dopo gara. Entrare in connessione con la partita con i giocatori significa proprio questo: capire che tipo di gara i giocatori stanno interpretando e, in base a quello, modulare gli interventi”.

Un arbitro, per fare questo percorso, che caratteristiche deve avere?

“La caratteristica principale è quella della personalità. Un arbitro si trova, sin da ragazzino, a dover decidere sotto pressione, che non è una cosa comune a tutti a quell’età. Il giovane arbitro deve avere una grossa personalità per riuscire ad isolarsi dalle pressioni e dall’ambiente e continuare a fare il suo lavoro nel migliore dei modi“.

Doveri poi prosegue: Un’altra caratteristica dell’arbitro moderno è certamente la parte atletica, la parte fisica: è evidente che i calciatori sono estremamente performanti, le tattiche di gioco sono velocissime, per cui oggi non è pensabile a un arbitro che rimanga costantemente a 30-40 metri dall’azione. Quinci è importante che gli arbitri si allenino, come facciamo a tutti i livelli. Un’altra caratteristica secondo me è la conoscenza del calcio perché, proprio per interpretare le regole e per entrare in sintonia con l’ambiente che si va ad arbitrare. Dobbiamo essere anche curiosi e studiosi di calcio sotto tutti i suoi punti di vista”.

FOTO – Commenti vergognosi contro Leao: “Fai gol han********o”

Doveri sull’importanza del VAR

Il calcio è in costante cambiamento: una delle più grandi novità, dal punto di vista regolamentario, è il VAR. Com’è arbitrare con l’ausilio di questa tecnologia?

È molto più bello e semplice. Io ho tanti anni di esperienza nella massima categoria nazionale e ho iniziato senza il VAR. Ricordo bene quando sbagliavamo e non avevamo la possibilità di correggere praticamente in tempo reale l’errore. Ricordo bene il dispiacere, quando terminava la partita, di aver commesso un errore. E quindi, da un punto di vista sportivo, di aver condizionato un pochettino il risultato. C’era anche la difficoltà di proseguire la gara stessa: il paradosso stava nel fatto che tutti sapessero che c’era stato un errore e l’unico a non saperlo era l’arbitro, l’unico deputato a prendere decisioni all’interno del gioco.

Oggi abbiamo la fortuna di avere questo strumento, che ci dà molta più serenità da questo punto di vista, perché controlla praticamente quattro situazioni importantissime delle dinamiche arbitrali. Ci dà tranquillità, perché sappiamo che in presenza di un caro evidente errore abbiamo un collega che ci invita a fare una revisione e magari a scegliere, in seconda battuta, la decisione corretta”.

Come deve agire un arbitro nella maniera corretta dopo un errore, sia durante che dopo la partita?

Non solo guardiamo i nostri errori, ma ci confrontiamo con le situazioni corrette di tutti i colleghi del mondo, proprio perché usiamo le clip a scopo didattico. Il concetto è che l’esperienza di uno diventa l’esperienza di tutti, quindi noi facciamo dei video, andiamo a riprendere le partite dei ragazzi dell’Organo Tecnico Provinciale e facciamo riunioni tecniche con i loro video, per mettere a fattor comune l’esperienza del collega.

Poi non si fanno vedere solo gli errori, ma anche le cose fatte bene. Questo perché anche le cose fatte bene vanno messe a fattor comune. La cosa che non deve fare un arbitro, quando si accorge di aver commesso un errore, è proprio quella di non farsi influenzare. Quindi la bravura di un arbitro sta nel chiudere il capitolo errore e guardare avanti”.

Doveri sull’apertura degli arbitri al mondo social e televisivo

Con l’avvento di OpenVAR, c’è un confronto diretto dal punto di vista delle decisioni arbitrali. Secondo te, questa apertura è una cosa buona per l’AIA?

È una cosa sicuramente importantissima, la nostra dirigenza ci sta lavorando molto. Ci siamo aperti a tutti i canali tematici, piattaforme social, interviste, OpenVAR… sono state messe in campo tante attività, volte ad aprire il mondo arbitrale al pubblico. La difficoltà più grande è che, a volte, non ci sono delle orecchie disposte ad ascoltare. Tutto quello che interessa del nostro mondo è capire se Doveri ha sbagliato o non ha sbagliato. Non interessa il percorso che ha portato Doveri all’errore, tutte le difficoltà e tutti i momenti più o meno difficili che deve affrontare.

Tutte le settimane, purtroppo, ho dei genitori che mi chiamano dagli ospedali: dei ragazzi vengono colpiti in categorie, in partite che, sportivamente parlando, contano il giusto.  Dovrebbero essere solo scuole di formazione per i giovani calciatori e per i giovani arbitri. La cosa che a me turba di più è che spesso la violenza viene da chi dovrebbe essere educatore: allenatori, genitori, presidenti… Una riflessione che si dovrebbe fare sul mondo arbitrale dovrebbe andare anche in questa direzione”.

Seguici anche sui nostri profili InstagramFacebookTik TokYouTube e X!