Emerson Royal
si è raccontato ai microfoni della Lega Serie A, ripercorrendo il suo passato in Brasile sino alla magia di San Siro. L’ex Tottenham è arrivato quest’estate a Milano per una cifra vicina ai 20 milioni di euro, tra lo scetticismo generale. Ora per Fonseca è un titolarissimo e, nonostante le critiche spesso anche ingiustificate, sta riuscendo a dare il suo apporto. Di seguito le sue dichiarazioni:
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Sul quartiere in Brasile: “Sono cresciuto in una favela. Ero motivato perché molti pensano che la favela sia pericolosa, ma in realtà ci sono posti così in tutto il mondo. Ho imparato tanto dalla favela, perché lì tutti hanno fame di farcela. Tutti vogliono crescere e cambiare le loro vite, me incluso, anche se mi era stato detto che era impossibile. Ma non ho mai smesso di crederci ed alla fine ce l’ho fatta. Quando torno in Brasile provo sempre a trasmettere motivazione. Quando torno in quei posti parlo spesso con i bambini”.
Sul soprannome: “Il soprannome viene da una marca di gelatine. Quando ero piccolo avevo la bocca grande e mia zia diceva che piangevo tanto e che assomigliavo alla mascotte di quella marca. Anche i miei amici hanno cominciato a chiamarmi Royal, per prendermi in giro, ed è rimasto, perché tutt’ora mi chiamano più Royal che Emerson, che sarebbe il mio nome”
Sull’importanza del Milan in Brasile: “Il Milan è una squadra iconica per noi brasiliani. Ronaldinho, Kakà, Cafu, Pato, Robinho. Sono tutti grandi giocatori passati dal Milan. Credo che abbiano lasciato una grande eredità qui, il modo di giocare gioioso che trasmette felicità in campo. Cafu è un giocatore che mi ha ispirato tanto. Anche Dani Alves. Cafu era un giocatore molto aggressivo in attacco, ma anche attento in difesa. Poi dipende cosa mi chiede di fare Fonseca, se mi chiede di aiutare la squadra in costruzione o di spingere in avanti. Sono sempre a sua disposizione.
Su Fonseca e la magia di San Siro: “Fonseca è un allenatore che vuole attaccare e pressare alto. Penso che il suo modo di giocare si allinei con le mie caratteristiche. È uno a cui piace molto allenare, spiegare e far crescere i giocatori. La prima volta che ho visto San Siro giocavo nel Tottenham e mi sono venuti i brividi. Era una gara di Champions, l’atmosfera era magica. Da quel momento ho capito che volevo vivere quella magia anche da calciatore del Milan. San Siro è uno stadio leggendario in tutto il mondo”.
L’aneddoto su Conte: “Conte riusciva a trasmettere tutta la sua passione per il calcio. Mi ha aiutato tanto a migliorare la mia mentalità perché in allenamento ci metteva tanto alla prova. Esigeva sempre il massimo”.
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