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ESCLUSIVA – Accomando: “La rosa corta è un limite. Centravanti? Per l’estate il più intrigante è…”. Poi le parole su Zlatan e la coppia Leao-Pulisic

È tempo di Pasqua, di serate in famiglia e pasti abbondanti, ma il campionato di Serie A torna in campo dopo la sosta per le Nazionali proprio nel weekend pasquale. Il Milan si prepara ad affrontare il rush finale per centrare l’obiettivo Champions League e magari provare ad ostacolare la capolista Inter. I rossoneri rimangono vigili anche sul mercato, con l’interesse per il centravanti e la difesa. Di questi temi, la redazione di AllMilan.it ne ha parlato in esclusiva con il giornalista di SportMediaset e Dazn Orazio Accomando.

A otto giornate dalla fine e a -6 punti dall’Inter, il Milan può ancora pensare allo Scudetto o è meglio concentrarsi sull’anno prossimo, pianificando e partendo dalle certezze di quest’anno in termini di solidità difensiva e la mentalità notoriamente vincente impartita da Allegri?

Il Milan non deve concentrarsi sul prossimo anno, deve cercare di vincere più partite per centrare l’obiettivo della Champions e poi lottare fino alla fine. Credo che l’Inter abbia qualcosa in più, dati anche i sei punti di vantaggio in classifica.

È ormai chiaro che il Milan farà un acquisto in avanti alla ricerca del centravanti che in questa stagione è mancato. Tra i nomi di Retegui e Moise Kean, chi ritiene sia il profilo più adatto per il sistema di gioco attuale? Vlahovic è fattibile visto l’ingaggio che chiede e il possibile rinnovo con la Juventus?

Vlahović è difficile in questo momento perché si dice sia molto avanzato il rinnovo con la Juve. Kean, dal punto di vista tecnico-tattico, è il più intrigante. Retegui non credo faccia al caso del Milan. Ha fatto una scelta di vita e professionale diversa. Kean ha una clausola importante, ma il Milan vuole fare il colpo davanti e Moise è maturo per giocarsi le sue carte in una squadra come il Diavolo.

Se avesse il budget per un solo grande colpo, in quale reparto interverrebbe per colmare il gap con le big italiane ed europee, tenendo conto che il Diavolo giocherà la Champions League quasi certamente l’anno prossimo

Sicuramente il Milan deve investire in attacco perché non ha un centravanti e in difesa perché la rosa è corta.

Qual è il limite più grande, se c’è, che vede nell’attuale assetto tattico?

Il limite principale è la lunghezza della rosa, perché non la vedo abbastanza lunga per competere per lo Scudetto. In questa stagione, il Milan ha giocato campionato e Coppa Italia, ma non si possono avere solo quattro difensori di ruolo tenendo conto degli infortuni. Poi il centravanti che sulla carta c’è, Gimenez e Fullkrug arrivato dopo, però oggi si imputa ad Allegri di non aver mai cambiato sistema di gioco, ma non avendo avuto l’intera rosa a disposizione era difficile.

Christian Pulisic sta vivendo un periodo di digiuno dal gol che sta facendo discutere. È solo un calo fisico fisiologico o c’è un problema di collocazione tattica nel nuovo modulo?

Il suo calo credo sia coinciso con il fatto che stia giocando con Leao, per via delle caratteristiche simili fra i due e per quanto sta chiedendo ad entrambi Allegri, con Leao che dovrebbe essere il riferimento e Pulisic dovrebbe girargli intorno, ma entrambi danno il meglio quando non sono i riferimenti. Lo statunitense ha dato il meglio di sé nella prima parte di stagione quando Leao era infortunato e viceversa. Non è un caso.

Zlatan continua a operare come Senior Advisor. La sua figura è più d’impatto nello spogliatoio o ha ormai assunto un ruolo prettamente politico/aziendale nelle decisioni di alto livello di RedBird?

La figura di Ibrahimovic, con un direttore sportivo come Tare e un allenatore come Allegri, non dico venga ridimensionata, ma viene meno l’impatto per il club. Credo che sia una figura collante tra proprietà e dirigenza. Certamente ha leadership ed esperienza grazie alla sua carriera per essere un supporto alla squadra in certi momenti della stagione, ma andrebbe definito un ruolo chiaro e la prova l’ha data quest’anno non apparendo così presente come l’anno precedente.

Dopo il definitivo addio al progetto stadio a San Donato e il ritorno di fiamma per l’area di San Siro, come giudica la strategia comunicativa e politica del club? È stato un anno di trattative sprecato o una mossa tattica per mettere pressione al Comune di Milano?

La volontà di Milan e Inter era di avere uno stadio di proprietà e non essere più alle dipendenze del Comune. Parliamo di una delle città più importanti al mondo e di conseguenza questo è un aspetto che ha tanto a che fare con la politica e poco con lo sport.

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