L’ex calciatore Fabio Bazzani, oggi commentatore tecnico di DAZN, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai microfoni di AllMilan.it. Nel corso della chiacchierata, ha parlato delle difficoltà del Milan in questo avvio di stagione, dell’importanza di Reijnders nel centrocampo rossonero e del “caso Leao”. Queste le parole di Bazzani:
Il Milan in questa stagione sembra fare un passo avanti e due indietro (vedi vittoria a Madrid e poi pareggio con il Cagliari), ma come si spiega secondo te?
“Secondo me fa un passo avanti e due indietro perché è una squadra che non ha ancora trovato una sua identità, soprattutto a livello difensivo e di equilibrio. Quindi nelle partite dove può attendere un attimo e ripartire – come successo nel derby e come è successo a Madrid dove trova gli spazi – si esalta. Nel momento in cui si esalta, trova anche la voglia di sacrificarsi nella fase difensiva. Quando invece deve fare la partita, secondo me, attacca con tanti giocatori, non è equilibrato nel rientrare nella fase difensiva. Quando è costretto a difendere c’è una cattiveria e una voglia di difendere diversa rispetto a quando invece incontra delle squadre come il Cagliari e quindi si spiegano i tre goal presi. Il Milan è una squadra che per me difetta di equilibrio, concentrazione e cattiveria difensiva e per questo non non riesce mai dare continuità”.
2. Il Milan è già fuori dalla lotta scudetto? Quale è la favorita secondo te ?
Bazzani ci spiega: “Allora, è chiaro che la distanza è ampia e ci sono tante squadre davanti quindi secondo me sì, pensare che possa vincere lo scudetto è un’utopia. La favorita secondo me rimane l’Inter perché è campione d’Italia e perché come valore assoluto della rosa è ancora la più forte, però con una grossa insidia che è rappresentato dal Napoli. La squadra di Conte è una squadra forte e allenata da un grande allenatore, senza le coppe può preparare una partita alla settimana quindi arrivarci al massimo della propria condizione”.
La gestione di Rafa Leao e il suo rapporto con Fonseca sono uno dei temi caldi da inizio stagione. Secondo te la decisione di Fonseca di tenerlo in panchina nelle ultime giornate di campionato è stata la scelta giusta per “spronarlo”?
Bazzani prosegue: “Per quel che riguarda la gestione di Leão diciamo che ogni tanto fa bene far capire che nessuno è indispensabile. Metterlo in discussione un pochino può averlo aiutato a tirare fuori un pochino di orgoglio, un po’ più di rabbia. Diciamo che un allenatore poi le trova tutte le strategie per tirar fuori qualcosa in più, quindi sì, può può sicuramente avergli giovato queste scelte”.
4. Non bisogna forse arrendersi all’idea che Leao è questo tipo di giocatore? (Discontinuo)
“Sì, è altrettanto vero questo. Non dico arrendersi, ma bisogna anche accettare che Leao sarà sempre questo tipo di giocatore, che ha sprazzi da grande giocatore e delle pause enormi. Chiaramente è un po’ un difetto del suo carattere, della sua personalità, poi un allenatore le prova tutte per spronarlo, però non è detto per forza che un giocatore poi riesca a tirar fuori tutte queste caratteristiche. Magari può avere grandi doti sotto l’aspetto tecnico, ma magari avere qualche limite a livello di continuità e sarà sempre una sua caratteristica”.
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5. Quante colpe e giustificazioni si possono trovare per Fonseca in questi primi mesi? Mi spiego, la squadra chiaramente non è stata costruita sulla base delle sue idee di gioco, però è lecito aspettarsi di più da una rosa di questo livello
Bazzani: “Per quanto riguarda Fonseca, è normale che quando arriva un allenatore nuovo e cambi molte cose coi vuole un po’ di tempo. Credo, però, che siamo a novembre e qualcosa di più sull’identità di squadra e sull’organizzazione difensiva/equilibrio secondo me era lecito aspettarselo. Mi sembra un Milan troppo staccato dalle prime posizioni, un Milan che sta andando ad alti e bassi. Una squadra che ha avuto qualche lampo, ma non riesce a dare continuità. Per una squadra che vuole vincere qualcosa, ancora oggi, dimostra troppa discontinuità, troppa fragilità. Sicuramente qualcosa di più ce lo aspettavamo da quel punto di vista, mentre sulla strategia delle partite, dal mio punto di vista, alcune cose le ha indovinate. Però, ripeto: nel percorso fatto fino ad oggi non può bastare un derby vinto, o una bella impresa a Madrid per poter giudicare in positivo il lavoro”.
6. Reijnders è senza dubbio il pilastro di questa squadra, si può considerare uno dei centrocampisti più forti al mondo già ora? Tra Calhanoglu e Reijnders chi preferisci?
“Reijnders è in grande crescita ed è uno dei centrocampisti più forti. Il paragone con Calhanoglu è difficile da fare per caratteristiche diverse, quindi Calhanoglu nel suo ruolo da giocatore davanti alla difesa è uno dei primi tre, se non il primo nel suo ruolo. Anche Reijnders, però, sta diventando uno dei più forti nel suo ruolo, cioè più di giocatore che si inserisce, meno play/regista davanti alla difesa. Reijnders, rispetto a Calhanoglu, è più un incursore, che palleggia, ma ha molta più percorrenza, molto più inserimento. Sta diventando veramente un giocatore fortissimo e un top del suo ruolo, però il top sarebbe avere in una squadra i due centrocampisti di quel tipo. Ecco io dico che tutte e due sono dei top nel loro ruolo”.

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