Ai microfoni di AllMilan.it abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva il noto giornalista e scrittore Valerio Vincenzo Iafrate. Con esperienza pregressa pluridecennale tra Rai, Sky e ANSA, attualmente ricopre il ruolo di docente di Nuovi modelli di comunicazione dello sport: l’integrazione dei mass media presso l’università di Roma LUMSA. Tanti i temi trattati inerenti al mondo rossonero, con un excursus sul nuovo ciclo della Nazionale Italiana targato Roberto Mancini. Di seguito, le parole di Valerio Iafrate.
Tra le aspettative all’arrivo di Amorim e i risultati da lui ottenuti in questo primo “mini ciclo” di stagione, come giudica l’impatto dell’allenatore sulla panchina del Milan?
“Secondo me l’impatto è sicuramente positivo. Rispetto allo sorso anno si inizia ad intravedere una proposta di gioco. Il Milan di Allegri lo scorso non aveva alcuna proposta, si appoggiava sull’avversario con il solito blocco basso e si affidava alle ripartenze. Quest’anno, anche per effetto del mercato e della cessione di quello che probabilmente, quando giochi con il blocco basso e le ripartenze, è uno dei migliori interpreti del calcio europeo ovvero Leao, il Milan è stato costruito diversamente. Amorim è un allenatore che ama che le sue squadre impongano il proprio gioco.
Ci vuole ovviamente del tempo. È un allenatore che è alla sua prima esperienza in Italia, il campionato italiano è notoriamente complicato per il gran numero di squadre e la pressione che un allenatore, specialmente del Milan, deve sostenere. Secondo me in questa prima parte di stagione Amorim non ha fatto male. Tuttavia, la parentesi in Europa League con la clamorosa sconfitta col Benfica fa male. Quella partita direi che ha rappresentano l’unico vero passo falso del Milan finora”.
Capitolo Gonçalo Ramos, l’acquisto più oneroso della storia del Milan. È un centravanti moderno che sa legare il gioco e riempire l’area, ma la sensazione è che il suo rendimento, specialmente in fase realizzativa, dipenda tanto dal tipo di supporto che i trequartisti gli garantiscono. Dal suo punto di vista, come valuta il suo attuale impiego? Quale può essere la miglior coppia di trequartisti alle sue spalle che può esaltare al meglio la sua vena realizzativa?
“Consideriamo l’impatto economico: ormai ci dobbiamo abituare ai record che vengono battuti anno dopo anno. Il mercato dei calciatori è in una fase dove anno dopo anno si spenderà sempre di più. Siamo in un periodo storico in cui il delta tra le squadre top, che possono spendere, e le squadre più piccole che invece sono costrette a vendere, si è allargato molto di più. Chiaramente questo avvantaggia i gruppi finanziari che controllano le squadre di alto livello, le squadre top in Europa.
A me Gonçalo Ramos non dispiace, anzi è un centravanti che mi piace. Ha degli ottimi piedi, partecipa molto alla costruzione dell’azione. È vero, magari vede poco la porta, come ad esempio Pio Esposito nell’Inter con le dovute proporzioni. Quest’ultimo è alla seconda stagione da semi-titolare, Ramos è un giocatore fatto e finito con esperienze importanti alle spalle sia con i club sia soprattutto con la sua Nazionale, dove sicuramente ha fatto meglio rispetto a queste prime esibizioni con la maglia del Milan.
Detto questo, va messo anche nella condizione di dare il suo apporto nella fase realizzativa e non soltanto nella fase di costruzione. Credo che con un Pulisic in forma lui possa trovarsi bene. Possono dialogare bene dal punto di vista tecnico e penso che gli possa dare una mano anche il nuovo Rabiot, che abbiamo visto giocare più vicino alla porta rispetto alla passata stagione. Non so però se possa fare il trequartista, ammesso che alla lunga si continui a giocare con due interpreti dietro Ramos. Secondo me il compagno ideale per esaltare le caratteristiche di Gonçalo Ramos è Pulisic.
Inoltre, il portoghese andrebbe servito anche con dei cross dal fondo, e non con dei palloni dalla trequarti dove poi è costretto a giocare spalle alla porta. Questo lavoro lo fa molto bene, ma chiaramente poi a distanza di tanti metri dalla porta, diventa poco lucido in area e in zona gol”.

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Dove può arrivare il Milan a fine stagione considerando tutte e tre le competizioni?
“Secondo me il Milan, per sua identità e genesi, deve lottare per vincere tutto. Il problema è che negli anni scorsi non è mai successo se non in circostanze molto rare. Io credo che il Milan abbia la possibilità sicuramente di ottenere un piazzamento tra le prime quattro. In questo momento Inter e Roma sono molto superiori. Hanno una profondità di rosa e una capacità di imporre il proprio gioco superiore a tutte le altre squadre del campionato. Inoltre, hanno spogliatoio unito, schemi rodati, capacità realizzative e permeabilità relativa in difesa, soprattutto la Roma.
Il Milan ha l’obbligo almeno di centrare la partecipazione alla prossima Champions League, e per me da questo punto di vista nelle prime quattro ci sta comodo. Deve ovviamente arrivare il più lontano possibile in Europa League. Mi aspetto almeno un quarto di finale in Europa e almeno una semifinale di Coppa Italia”.
Passando alla Nazionale di Mancini 2.0: qual è il suo pensiero sulle convocazioni del CT e sulla linea adottata tra nuove giovani leve e senatori affermati? Può realmente essere Mancini il “rifondatore” di un’Italia vincente e lungimirante per il futuro?
“Sicuramente il suo primo pensiero in questi giorni, e lo ha anche detto durante la conferenza stampa di presentazione ad agosto, è farsi perdonare un po’ lo sgarro di qualche anno fa, quando se ne andò via poco dopo la mancata qualificazione al Mondiale. Detto questo è chiaro che il suo non è un compito facile.
Veniamo da tre Mondiali in cui non abbiamo partecipato, un ciclo negativo con in mezzo un Europeo vinto anche e soprattutto grazie alle sue intuizioni. La sua nomina è sicuramente una scelta secondaria, un piano B di Malagò, questo è chiaro. Il piano A prevedeva l’arrivo o comunque il corteggiamento del migliore sulla piazza, ovvero Pep Guardiola. Poi è saltato lui, sono saltati Maldini e Leonardo, che avrebbero portato probabilmente un significato diverso soprattutto dal punto di vista della partecipazione dei giovani. In questo comunque, mi sento di dire che Mancini è su quella strada.
Con Silvio Baldini, il selezionatore dell’U21, c’è un dialogo continuo. Alcuni giocatori che hanno fatto parte della Nazionale maggiore nel breve interregno di Baldini sono rientrati nuovamente nell’U21. È molto importante che alcune squadre, vedi il Frosinone, abbiano un blocco di giocatori italiani “azzurrabili”, che andranno a dare manforte a quelli che sono i giocatori italiani più forti, vedi il blocco dell’Inter o anche della Roma stessa. Quello che a me più piace di Mancini è la sua capacità di andare a scovare il talento anche dove meno te l’aspetti. Ad esempio Zoma è un nome nuovissimo per la Nazionale, così come quello di Inacio. Sono dei ragazzi che si stanno facendo largo in altre realtà che non sono quelle dei campionati italiani.
Per esempio, negli anni passati la Nazionale Italiana si è affidata in attacco a Retegui, che poi si è dimostrato uno dei migliori attaccanti del campionato italiano: Retegui era assolutamente sconosciuto e Mancini lo andò a pescare quando ancora giocare in Argentina. Questa capacità di Mancini di andare a pescare il talento e riconoscere il talento mi da fiducia per il futuro. Mi piace molto quest’idea di andare a trovare il talento dove il talento c’è. Io mi porto sempre dietro una frase di Mancini che disse durante il suo primo ciclo da CT dell’Italia, quando convocò l’allora sedicenne Pafundi: “Prima Pafundi, poi tutti gli altri”. Ecco, ora Pafundi ha preso altre strade, adesso è a Catanzaro e sta avendo ottimi numeri, ma questo è un esempio che ci dice che quando c’è da riconoscere il talento, Mancini è il numero 1“.
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