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ESCLUSIVA – Mastalli: “Ecco cosa significa crescere nel Milan! Per sempre grato a Inzaghi e Allegri”

Il settore giovanile del Milan da sempre rappresenta un punto di riferimento in materia di formazione e crescita dei giocatori. Tra i tanti calciatori che si sono formati tra il Vismara e Milanello c’è anche Alessandro Mastalli, che in passato è stato capitano della primavera dei rossoneri, fino ad arrivare al debutto con la maglia della prima squadra. Poi un lungo percorso in Serie C con Juve Stabia, Avellino e Lucchese.

Con le delle Vespe, sotto la guida di Fabio Caserta, Mastalli ha conquisto una storica promozione in Serie B. Oggi l’ex Milan veste la maglia del Siena. Due le reti messe a segno quest’anno in sei presenze. Mastalli è tornato a giocare solo a dicembre e da quando è rientrato si è imposto come leader e come giocatore di grande carisma nel centrocampo dei bianconeri.

Insieme a lui abbiamo analizzato la sua esperienza nel settore giovanile del Milan. Un’avventura coronata dalla conquista del celebre torneo di Viareggio. Un passaggio anche sull’attualità, che vede i rossoneri protagonisti della lotta scudetto, dopo il ritorno di Massimiliano Allegri. Queste le parole di Alessandro Mastalli in esclusiva ai microfoni di AllMilan.it:

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Alessandro, cosa ha significato per te crescere nel settore giovanile di uno dei club più importanti d’Italia e d’Europa?

Crescere nel Milan ti forma sotto tutti i punti di vista. Lasciare casa a 14 anni, essere catapultati in una realtà come quella dei rossoneri e avere tutti gli strumenti per crescere nel miglior modo possibile: sono tutte cose che segnano il percorso di un calciatore in maniera positiva. Ho appreso insegnamenti e valori che ancora oggi porto con me in campo e che cerco di trasmettere alla mia famiglia”.

Quale insegnamento di porti dietro in maniera particolare e che poi ti ha aiutato nel resto della carriera?

Quando si è giovani è facile credere che basti indossare la maglia del Milan per pensare di essere arrivati al top. Ovviamente non è così, bisogna continuare a lavorare in maniera umile e non accontentarsi mai. Questo era il messaggio che la società voleva farci capire. Nell’ottica della formazione dell’uomo, prima ancora che del calciatore. Studiare e finire la scuola erano considerate due caratteristiche fondamentali. Il calcio veniva in secondo piano rispetto a questi due requisiti. Imparare a vivere la socialità, saper stare al mondo”.

Filippo Inzaghi è stato l’allenatore che ti ha fatto debuttare in Serie A. Quell’annata non fu esattamente brillante per il Milan, ma negli anni successivi “SuperPippo” si è imposto come uno specialista delle promozioni dalla Serie B alla Serie A. Che tipo di allenatore era? Cosa ti ha detto il giorno del tuo debutto?

Come allenatore era maniacale sotto tutti i punti di vista. In primis nella determinazione e nella ricerca costante della vittoria. Ho avuto modo di essere allenato da lui anche nel settore giovanile. Aveva questa voglia di vincere che cercava di trasmetterci in ogni modo. In partita sembrava di avere un compagno in più in campo. Arrivava sempre senza voce a fine gara. Il giorno del mio debutto lui non era in panchina, ma in tribuna. In panchina c’era Mauro Tassotti. A fine gara mi abbracciò e mi fece i complimenti. Disse che quel debutto me lo ero meritato”.

Quali sono stati gli allenatori che hanno segnato il tuo percorso in maniera particolare?

Sono rimasto molto legato a Mister Cristian Brocchi, con cui ho condiviso due stagioni al Milan. Con Mister Fontana mi sento tutt’ora. Non posso non citare Fabio Caserta con cui abbiamo vinto un campionato a Castellammare. Ho un ottimo rapporto anche con Mister Branchini. In generale sono stato fortunato nell’incontrare allenatori che mi hanno dato tanto”.

Il tuo periodo con le giovanili è coinciso con la prima esperienza di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan. Anche lui ha fatto parte del tuo percorso.

Al tempo di Allegri ero molto giovane. Ma lui decise di convocarmi per il ritiro estivo della prima squadra, tra luglio e agosto. Il Mister mi fece debuttare con la maglia della prima squadra in un amichevole con il Como, quando avevo solo 15 anni. Condividere il campo e lo spogliatoio con campioni del calibro dei giocatori che erano al Milan in quegli anni, ancora oggi rappresenta un’emozione incredibile. Essere stato allenato da Allegri è stato un privilegio”.

Facciamo un salto nel presente. Il Milan di Allegri può lottare fino alla fine per lo scudetto?

Avere Allegri rappresenta già una garanzia. Credo che il Milan se la giocherà fino all’ultimo. Si vede che la squadra lo segue, i giocatori si fidano. Dal mio punto di vista i rossoneri se la possono giocare con tutti.

Sei stato il capitano della formazione primavera del Milan che vinse il Torneo di Viareggio nel 2014. Oggi la competizione è un po’ decaduta, ma all’epoca era la migliore vetrina per una squadra giovanile e per un giovane calciatore.

Si, all’epoca il Mister era Inzaghi e riuscimmo a vincere quello che era uno dei trofei più ambiti del calcio giovanile. 3-1 contro l’Anderlecht. All’epoca il Torneo di Viareggio era come la Serie A per noi giovani. Dava tantissima visibilità, era una vetrina di cui tutti i giovani avrebbero voluto usufruire. Io ho avuto la fortuna di giocarlo e di vincerlo. È un peccato che sia un po’ decaduto. Avere l’opportunità di confrontarsi con squadre con giocatori stranieri era una tappa fondamentale nel nostro percorso di crescita. Il livello era molto alto”.

Calabria Bologna
Calabria Bologna

Sono molti i giocatori usciti da quel Milan Primavera che negli anni successivi si sono affermati in Serie A: Calabria, Cristante, Cutrone, Petagna

Certo, eravamo un gruppo molto unito e siamo in contatto ancora oggi, soprattutto con Calabria e Cutrone. Ci sentiamo spesso ed è bello a distanza di tutti questi anni avere ancora questo tipo di rapporti. Sono stati 5/6 anni in cui abbiamo condiviso tanto, in una fase della vita particolare come l’adolescenza. Cose che non si possono dimenticare”.

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