Carlos Passerini, noto giornalista del Corriere della Sera, è intervenuto in esclusiva, ai microfoni della nostra redazione di AllMilan.it, per analizzare nello specifico la stagione del Milan, con particolare focus sull’operato di Massimiliano Allegri e dei principali protagonisti di questa annata. Nel finale il giornalista ci ha concesso una riflessione anche sulla situazione Nazionale, a seguito della disfatta di Zenica.
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Siamo a giugno: Allegri centra la qualificazione in Champions, mentre l’Inter festeggia lo Scudetto. Se la stagione dovesse chiudersi così, che voto daresti al lavoro di Max?
“Dipende anche un po’ dal piazzamento finale, se secondo è un conto, se arrivi terzo un altro, quarto un altro. Quindi se arrivasse secondo, per me è una stagione positiva, sarebbe da sette perché venivi dall’ottavo posto dell’anno scorso anno.
Secondo me il Milan non è da Scudetto, nel senso che non è la squadra più forte del campionato. Erano più strutturate secondo me l’Inter e anche il Napoli stesso. Ha pagato il fatto di avere comunque una squadra costruita su 13 giocatori di fatto di 13 titolari non di più, costruita per giocare su una sola competizione e quindi secondo me un secondo posto con una qualificazione abbastanza agevole alla Champions League visto che sei arrivato a tre quarti del campionato giocandosi addirittura delle chance Scudetto, mi fanno dire che il voto è 7. Poi ovviamente qualche rimpianto sarà inevitabile, per la gestione di alcune partite che avrebbero consentito magari anche di poter davvero puntare allo Scudetto.”

Secondo te c’è qualche rimpianto di riguardo la stagione dei due che avrebbero potuto lasciare il segno come Leao e Pulisic, al di là degli infortuni?
“Sono due giocatori che hanno giocato insieme cinque partite a causa degli infortuni o di uno o dell’altro o di tutti e due insieme, quindi io non credo che si possa scindere le due cose. Quest’anno sono stati tormentati dagli infortuni. Il calcio è questo: c’è un Inter con e senza Lautaro Martinez c’è un Napoli con e senza Anguissa e tutti quelli che ha avuto infortunati. Gli infortuni segnano la stagione.
Il Milan ha un’ottima difesa, la seconda miglior difesa del campionato, sistemata bene da Allegri perché l’interpreti sono quelli dell’anno scorso. Ha dei problemi in attacco, lo dicono un po’ i numeri. Il Milan non segna tantissimo, ma credo che il fatto che abbia avuto infortunati due titolari, la coppia che proprio Allegri aveva scelto non è un dettaglio.
Possiamo discutere sul fatto che non sia una coppia perfettamente integrata, è perfettamente assortita. Io Leao continuo a vederlo più esterno d’attacco che centravanti, però devo dire che qualche gol l’ha fatto, non ha segnato poco, ma per me resta un attaccante esterno.”
In estate, con l’offerta giusta sul tavolo, lo lasceresti partire?
“Il Milan quest’anno se arriverà un’offerta seria per Leao, lo venderà. A differenza degli altri anni, quest’anno ascolterà le offerte, che non deve essere necessariamente di 100 milioni perché significa pensare troppo in là, perché nessuno si presenterà con 100 milioni… ma dovesse arrivare un’offerta tra i 50 e i 70 milioni ci penserà. Di fronte a quel tipo di offerte il Milan potrebbe magari mettere sul tavolo quei soldi per andare alla ricerca di un grande centravanti che manca da tanti, troppi anni al Milan.

Quest’anno non ha potuto fin qui competere all’altezza di altre squadre per lo scudetto, magari riuscirà lo stesso a vincerlo non lo so, però se il Milan non era forte tanto quanto Inter e Napoli, è perché gli mancava il centravavanti. Il grande centravanti è quello che non ti fa perdere col Parma, non ti fa perdere con la Cremonese, non ti fa perdere punti con le piccole. Io credo che la priorità sia prendere un centravanti, che non costa 30 milioni costa 50/70. Se il Milan dovesse davvero sacrificare Leao per quel tipo di cifra, allora secondo me è corretto pensarci.”
All’inizio dell’anno sembrava destinato a partire, poi tutto è rientrato. Si è parlato tanto di Santiago Gimenez, di ciò che poteva essere ma poi non è stato. Sarebbe giusto concedergli un’opportunità che forse non gli è mai stata data?
“Io credo che gli sia stata data l’opportunità. Santiago ha avuto un infortunio molto serio. Il Milan l’anno scorso ci ha creduto eccome. Poi… Allegri non lo ama come attaccante perché ha caratteristiche che magari non si integrano così tanto con un certo modo di vedere il calcio di Allegri. Credo anche che Santiago però abbia dato meno di quello che poteva.
Mi aspetto da lui che adesso colga l’occasione in queste ultime giornate secondo me già a Napoli potrebbe giocare, non so se titolare o meno, però avrà l’occasione per iniziare a dimostrare di valere più di quello che nessuno ha visto, perché per adesso non lo abbiamo mai visto. Io l’ho sempre difeso molto, quando stava bene, perché credo che sia un giocatore che vale più di quello che sembra. E’ uno molto serio.
Credo però che stia a lui. In tutti i nostri lavori siamo ciò che facciamo non ciò che diciamo. Quindi ora lui deve dimostrare di valere il Milan e anche magari la sua Nazionale perché insomma credo che anche il fatto che si debba ritagliare un posto per un mondiale che giocherà in casa sua possa essere per lui una doppia missione e una doppia spinta.”
C’è una statistica interessante: con Rabiot in campo, il Milan vince molto più spesso. È solo una coincidenza o davvero il francese ha cambiato volto al centrocampo rossonero?
“Non ne ho dubbi: c’è un Milan con e un Milan senza Adrien Rabiot. Non sono soltanto le statistiche. Di certo lo confermano, però chiunque capisca un po’ di calcio lo vede a occhio nudo che Milan guadagna peso, centimetri, esperienza, leadership. La squadra proprio nel complesso cambia faccia. Vi dirò di più: sono un fan di Luka Modric, per me è un giocatore da sogno, ma nessuno è indispensabile come Rabiot in questa squadra.
Rabiot viene prima di tutti gli altri perché è un giocatore che cambia faccia al Milan. diventa più concreto, più solido, pratico, più lucido, rischia molto di meno è un giocatore che fa tre fasi in una quindi giocatore modernissimo che è stato la fortuna del Milan credo che se il Milan è secondo in classifica tanti meriti sono di Allegri, molti della leadership matura Luka Modric, ma tantissimi sono della presenza di Rabiot.”

Immagina di essere al tavolo, a luglio, insieme a Igli Tare e Giorgio Furlani. Quale sarebbe il tuo consiglio alla dirigenza per programmare al meglio la prossima stagione?
“Di ascoltare Allegri. Perché Allegri. I giocatori però li deve scegliere la società non l’allenatore. Li deve prendere la società, perché la società deve sempre ragionare come società. I giocatori non li prendi per un allenatore, li prendi perché diventano il patrimonio della società. Troppe volte nel calcio di una volta, ti restavano giocatori-carico perché poi cambiavi allenatore e non erano funzionali. Quindi tu devi prendere i giocatori che sono funzionali al progetto societario.
Siccome poi quello che li fa giocare è l’allenatore, tu devi ascoltare l’allenatore, poi decidere tu perché sei la società. Però bisogna andare oltre quello che quest’anno è successo, perché quest’anno sia l’estate sia a gennaio non sempre c’è stato un mercato allineato. Io credo che qualche dettaglio ha portato il Milan ad avere un ritardo che potrebbe essere un ritardo decisivo della lotta allo Scudetto, che era una possibilità.
Credo insomma che alcune di quelle colpe, quei dettagli siano dettagli anche di mercato. Forse a gennaio si poteva ascoltare Allegri che voleva un difensore in più. E credo che poi quest’estate sarà doveroso ascoltarlo quando per esempio ti chiederà che tipo di attaccante vuole. Allegri non è uno sprovveduto, sa perfettamente che serve un grande centravanti, infatti avrebbe voluto Vlahovic. La società deve decidere, operare per conto suo però ecco deve ascoltare l’allenatore.”
Lunedì si gioca al “Maradona”, una notte che può dire tanto sul finale di stagione. Che tipo di gara ti aspetti dai rossoneri? E in caso di pareggio/sconfitta, sarebbe giusto parlare di addio definitivo al sogno Scudetto?
“A me la parola sogno non piace perché non ci sono nello sport. Ci sono sempre missioni, che sono più o meno realizzabili, più o meno difficili. Quella del Milan è una situazione molto complessa, perché 6 punti ora sono tanti. Io credo che quella di Pasqua sarà una sorta di resa dei conti, una Pasqua di passione per tutta la corsa Scudetto, cioè credo che è la combinazione delle due partite che segnerà lo Scudetto, cioè Inter-Roma di domenica e conseguentemente Napoli-Milan di lunedì.
Molto dipende da cosa succede a Pasqua. Se l’Inter vince io credo che manda un segnale a se stesso e al campionato. Dopo due pareggi consecutivi sarebbe un segnale forte. Diversamente se l’Inter dovesse faticare, magari pareggiare, allora l’indomani Napoli-Milan diventa la madre di tutte le partite, perché chi perde è fuori, soprattutto a livello mentale. Perché poi la classifica quella è, perché 6 punti a otto giornate dalla fine, non sono pochi ma non sono abbastanza per per definirti campione o per rassegnarti, però sono già sono un numero consistente, sono due vittorie piene.
Però siccome l’Inter non è nella sua forma migliore, anche gli interisti della Nazionale credo siano tornati con le ossa rotte da Zenica, bisogna vedere che tipo di reazione avranno. Se sarà una reazione rabbiosa che aiuterà contro la Roma oppure invece l’onda lunga di questo flop nazionale colpirà anche anche sul campionato.
Barella, Esposito, Di Marco, insomma sappiamo che l’Inter dà un contributo sostanzioso e quindi ecco, io credo che la combinazione delle due partite dirà molto. Vi dirò di più, visto che tanto i pronostici non li sbaglia solo chi li fa, vedremo ovviamente come va la prima partita, ma se l’Inter dovesse perdere punti io non sono così convinto che un pareggio sarebbe un risultato negativo per il Milan.
Perché comunque il Milan gioca a Napoli contro un Napoli in forma come non lo è stato mai senza più assenti per infortunio, quindi dovesse uscire a testa alta, magari con un pareggio che mantiene magari i punti di distacco i sei punti di distacco non sarebbe un risultato da buttare via lo sarebbe per il Napoli che invece deve accorciare. E’ Inter-Roma la prima partita della resa dei conti.”

Restando in tema Nazionale invece, si parla di una rivoluzione totale. Secondo te è davvero il momento di ripartire da zero o ci sono ancora elementi su cui poter ricostruire?
“Nel Calcio italiano andrebbe riformato, dico andrebbe perché purtroppo ho poca fiducia sulle riforme, visto che insomma il problema del calcio italiano viene da lontano… è già il terzo mondiale che saltiamo quindi vuol dire che grandi riforme non ne abbiamo fatte fin qui e quindi questo mi suggerisce che sarà complicato avviarle ora. Sarebbe doveroso e necessario, credo però che il primo passaggio da fare sia ragionare di squadra e smetterla di pensare ognuno alla propria bottega.
Io sono dell’idea che un sistema calcio italiano, cioè una Nazionale che funziona, da una mano anche al campionato. Non credo che sia un caso che quando il nostro campionato era fra i più belli e più competitivi al mondo, anche la nostra nazionale era fra le migliori al mondo e oggi non più. E quindi credo che ci servirebbe una mano anche da parte della Lega dei Club. Dovremmo tutti dare una mano alla nostra nazionale, cosa che per adesso non succede.
Pensare che basta cambiare presidente della federazione, oppure cambiare il commissario tecnico della nazionale basti a cambiare il calcio italiano, Non è così. Crederlo è il primo errore della nuova serie. Serve un lavoro di squadra che è quello che hanno fatto altri paesi. L’ha fatto la Germania, la Francia, però per farlo serve una mano da parte di tutti.
Se serve fare uno stage bisogna concedere uno stage, non ragionare il Milan per il Milan l’Inter per l’Inter, la Juve per la Juve. Serve un ragionamento di sistema e quindi anche la politica deve fare la sua parte. Non basta cambiare volto capito cambiare CT, anche perché di Yamal non ne abbiamo nel campionato italiano. Dobbiamo lavorare di sistema.”
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