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L’ex leggenda del Milan incoraggia Emerson Royal: “Ha potenziale e capacità!”. Poi il ricordo alla Champions del 2007

Sono sempre meno le sfide mancanti prima di tirare le somme per la Champions League. Con la nuova formula a girone unico, per accedere direttamente alla fare successiva (ed evitare i playoff) il Milan dovrebbe continuare a conquistare punti nelle prossime partite. In vista c’è il match contro la Stella Rossa, e i rossoneri sono reduci dalla vittoria fuori casa contro lo Slovan Bratislava.

In occasione della partita, in programma mercoledì 11 dicembre, un ex leggenda rossonera ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del Milan. Si tratta proprio di Cafu, che nel video ripercorre la doppia sfida della stagione 2006/07. Di seguito riportate le dichiarazioni dell’ex calciatore brasiliano.

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“È stata una partita bellissima. Anzi, entrambe lo sono state, sia quella a Milano che quella fuori casa”

esordisce Cafu. “Sapevamo che era una partita delicata e difficile, ma che potevamo vincere e da lì potevamo arrivare dove siamo arrivati”.

Su com’era lui all’epoca: “Ero un giovane con esperienza (ride, ndr). Avevo 36 anni ma ho sempre cercato di fare bene e mi sentivo anche molto bene. Era finito il Mondiale, volevo dimenticare tutto quello che era successo e mi sono buttato al 100% sul Milan. Subito dopo quel Mondiale ho avuto 10 giorni di vacanza, ho cominciato ad allenarmi subito perché sapevamo che questa partita era importante”.

Sulla Champions del 2007: “Dopo aver perso quella del 2005 abbiamo avuto l’opportunità di vincerla 2 anni dopo, quasi con la stessa squadra e gli stessi giocatori. Questo significa che avevamo la fiducia sia della società che dell’allenatore, che è molto importante perché ovunque una squadra che perde una finale come l’abbiamo persa noi contro il Liverpool l’avrebbero disfatta. Invece no, il mister aveva fiducia in noi e noi nel mister e ci siamo detti: ‘Abbiamo ancora la possibilità di vincere questa Champions League’. E abbiamo vinto due anni dopo”.

Sul Milan del tempo: “Con quel Milan era molto facile arrivare ai momenti cruciali perchè avevamo Inzaghi, Shevchenko, c’era sempre qualcuno che poteva arrivare sui palloni che servivamo. Però è più merito di quei ragazzi che stanno lì ad aspettare la palla che arriva, piuttosto che nostro, che dobbiamo solo fare il nostro lavoro.”

Sull’ambiente allo stadio: “Lo stadio in quel periodo era sempre caldo e bello tosto, anche perché avevamo una squadra incredibile e i tifosi avevano fiducia in noi e viceversa. A ogni partita del Milan lo stadio era pieno“.

Su Emerson Royal: “Emerson gioca anche in Nazionale e conosciamo il suo potenziale e le sue capacità. Spero che lui possa fare molto bene in questa società bellissima. Lui deve essere sè stesso e avere la personalità di giocare come fa anche nel Brasile e come ha giocato per arrivare qui al Milan”.

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