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L’ex Milan si racconta: “Da quel giorno sono diventato un traditore per i tifosi rossoneri”

Curva Sud - Milan

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex Milan Fulvio Collovati ha rivelato alcuni retroscena sulla propria carriera, tra cui anche uno legato al suo passaggio dai rossoneri all’Inter. Queste le sue parole:

Sull’approdo in rossonero:

“Non fu Trap a segnalarmi al Milan, però è vero che lui viveva in una casa con una finestra affacciata sul campo. Il Cusano aveva un ottimo vivaio, da lì sono usciti Pierino Prati, Lele Oriali. Un giorno, il presidente del Cusano, Crippa, mi chiese: “Ti vogliono Milan e Inter, chi scegli?”. Risposi di getto: “Milan!”. Ero tifoso rossonero e Gianni Rivera era il mio idolo. I primi anni al Milan sono stati duri, da Limbiate dovevo prendere tre mezzi per andare ai campi di Linate. Poi mi misero in collegio a Milanello. Vivevamo lì, tutti ragazzi, dividevo la camera con Franco Baresi”.

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Ex Milan Collovati
Ex Milan Collovati

Sulla retrocessione nel 1980 per lo scandalo scommesse:

“Io e Franco (Baresi, ndr) eravamo giovani, non sapevamo nulla, ma qualcosa in campo avevamo capito, c’era gente che si scansava. Restai al Milan in Serie B per riportarlo su e per non perdere la Nazionale per tre volte il sabato giocai con l’Italia nelle qualificazioni al Mondiale ’82 e la domenica pomeriggio nel Milan. Me lo chiese Bearzot e obbedii

Sul passaggio all’Inter:

“Bearzot mi portò in ritiro ad Alassio e una sera mi arrivò una chiamata: “Collovati in cabina telefonica”, gracchiava l’altoparlante nella hall. Risposi e dall’altra parte c’era Sandro Mazzola, dirigente dell’Inter: “Fulvio, te la senti di venire da noi?”. Rimasi di stucco. Io stavo quasi per firmare con la Fiorentina del conte Pontello, che mi offriva un sacco di soldi. Mi cercava anche la Juve. Presi tempo, poi capii che Mazzola aveva l’accordo con Farina. L’Inter, per avere me, avrebbe dato Serena, Pasinato e Canuti al Milan. Accettai e ci rimisi tanto denaro, la Fiorentina mi avrebbe pagato il doppio, però la voglia di restare a Milano, nella mia città, era troppo forte. Da quel giorno, per i milanisti io sono il traditore, ma la gente non sa che cosa c’è dietro certe scelte”.

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