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Fonseca detta legge: come il tecnico ha preso le redini della squadra

Fonseca

Era il 27 maggio quando arrivò l’ufficialità di Paulo Fonseca sulla panchina del Milan. Una scelta inaspettata, accolta dalla piazza con grande scetticismo. Seppur ormai scontenti (quasi) tutti di Stefano Pioli e del suo operato, il portoghese ex Lille non scaldava come suo sostituto. A poco meno di cinque mesi come allenatore del Milan, Fonseca ha decisamente messo la sua mano sulla squadra in maniera evidente.

Complici anche i nuovi acquisti derivanti dal mercato estivo, il lavoro di Fonseca non si vede solo da un punto di vista tecnico o tattico, ma specialmente sotto l’aspetto comportamentale. Se il grande punto interrogativo legato alla sua figura era quello di avere poca personalità, l’ex Roma ha nettamente fatto cambiare idea tramite le sue scelte. Una su tutte la gestione di Rafael Leao.

Seconda panchina per scelta tecnica su otto giornate in Serie A. Tante quante l’intera stagione precedente. Se il 10 rossonero era considerato imprescindibile da Pioli, Fonseca ha messo le cose in chiaro facendo capire che la squadra sta al di sopra di ogni singolo calciatore. Come scrive il Corriere della Sera: nessuno è intoccabile, tutti sono in discussione.

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Pugno duro di Fonseca non solo per Leao, ma anche per Tomori ed Abraham. I due grandi amici nella partita di Firenze si sono resi protagonisti di un episodio che è andato contro le direttive del tecnico. Gli inglesi hanno sottratto il pallone del rigore al battitore designato Pulisic. Il risultato è stato eloquente per entrambi: panchina contro l’Udinese.

Al netto dell’infortunio di Abraham, domani Tomori e soprattutto Leao dovrebbero ritornare titolari nel match importantissimo contro il Bruges. Conta solo vincere e scalare la classifica in Champions, per riportare il Milan dove merita e dove è sempre stato.

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