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San Matteo Gabbia da Busto Arsizio: la stagione del Milan parte ora

Gabbia - Photocredit acmilan.com

Ho visto un posto, che mi piace, si chiama Busto Arsizio. Dopo le dovute scuse a Cesare Cremonini per l’enorme licenza poetica presa, mi sembrava doveroso iniziare omaggiando la città che ha dato i natali all’eroe del momento: Matteo Gabbia. Milanista, cresciuto a due passi da Milanello, andava a San Siro da bambino accompagnato dal nonno. Gavetta, gavetta e ancora gavetta. Una vita passata in rossonero, inframezzata dall’erasmus spagnolo al Villarreal, una scelta di vita che la vita gliel’ha cambiata. Tornato in Italia, Matteo Gabbia si è preso il Milan e, probabilmente, sta per prendersi anche l’Italia intera.

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Ad oggi, merita l’azzurro. Escludendo il gesto tecnico del gol, fantastico nell’esecuzione e nella cattiveria messa per andare ad impattare il pallone pennellato da Reijnders. Gabbia, ha bloccato costantemente gli attacchi nerazzurri. Sempre ben posizionato, pulito nei tackle, tecnico nell’impostazione, veloce, rapido. Completo. Non esiste parola migliore per descriverlo. Fonseca, per schierarlo titolare, ha lasciato in panchina l’unico che sembrava impossibile da togliere, l’acquisto fin qui più azzeccato dell’estate. Pavlovic ha guardato dalla panchina. Una scelta coraggiosa che ha dato i suoi frutti.

Adesso, non sarà semplice. In tre si giocano due posti e tutti e tre sono meritevoli di giocare. La Champions darà loro l’opportunità di alternarsi e al tecnico di lavorare con serenità. Sembrava spacciato, ora è saldo sulla panchina. Guai, però, a sottovalutare i prossimi impegni. Il rischio che sia stata una notte magica isolata sono sempre dietro l’angolo. Non sono pochi i casi di un grande Milan in una stagione da incubo. Quello che fa ben sperare, è stato l’atteggiamento. Tutti coinvolti, emotivamente e fisicamente. Sereni e concentrati, vicini all’allenatore. Emblematico l’abbraccio a Fonseca di Morata ed Emerson Royal dopo il 2-1. La stagione potrebbe essere appena iniziata. Godiamocela.

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