L’estate 2024 rischia seriamente di essere ricordata come quella dell’indottrinamento verso il povero, vecchio e sprovveduto Milan. Dallo scorso 25 maggio, giorno di Milan – Salernitana, ultima stagionale a San Siro, il club rossonero è obbligato a rimanere tra i banchi e sorbirsi tutti i rimbrotti per comportamenti o strategie maldestre e opinabili.
In principio fu l’allenatore. “Una società seria non può lasciarsi influenzare da proteste social o petizioni messe su da ultras da testiera e rivedere le proprie scelte”. Più o meno recitavano così le frasi a corollario della (non) scelta di Lopetegui sulla panchina milanista. Successivamente, difronte all’insistenza della candidatura di Paulo Fonseca, si è attivato lo stesso “protocollo social”. Forse qui il Milan ha imparato la lezione non dando ascolto a disfattisti seriali, fidandosi della propria scelta. Questa lettura piacerebbe un sacco agli occupatori indebiti di scranni ma il tempo e i fatti stanno raccontando altro.
Sulla scelta di Morata al posto di Zirkzee si sono sprecate teorie finanziarie sull’opportunità di un investimento mancato. Ormai la quantità sempre crescente di analisti economici e tecnici ti fanno sentire sempre più piccolo e ignorante. L’atteggiamento è sempre quello. Vuoi prendere Zirkzee? Occhio che spendi tanto per una scommessa che non ti da certezze. Non prendi Zirkzee per acquistare Morata? Ma come si fa a non investire su un talento per andare su un quasi 32enne (esistono però 32enni e 32enni a seconda della provenienze e soprattutto della destinazione)?
L’esercizio del giudizio non risparmia il modus operandi della dirigenza. Ma come si fa a trovare l’accordo con un calciatore senza parlare con la società proprietaria del cartellino? È una caduta di stile deontologico inaccettabile. Strano che qualcuno non abbia invocato un qualsiasi tribunale sportivo per procedere con una sentenza esemplare. Forse le lunghe code di paglia hanno bloccato gli ingranaggi dell’ipocrisia giudicante.
In questa torrida estate, nel mentre si attraversa il deserto del calciomercato, ognuno è attratto dalla visione illusoria di un’oasi alla quale abbeverarsi mentre in sottofondo risuona la hit del momento composta con un mash-up di giudizi tecnici, economici ed etici. Il tutto mentre al di fuori del territorio italico, la BrandFinance nel report 2024, sottolinea come il Milan è il club che ha registralo la maggiore crescita a livello internazionale (+162%) nel triennio 2021/24.
E nel triangolo del giudizio, qualcuno si è perso l’arrivo di Gerry Cardinale a Milano e la riunione fiume con Scaroni, Furlani, Ibrahimovic e Moncada. Troppo impegnati a “giudicare lei che giudica lui, che giudica lei, che giudica me”. Quando toccherà al Milan giudicare gli altri? Forse mai o forse ha ragione Charlie Chaplin quando sosteneva che:
“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi…”
Attraversando, ignorando, il mare del giudizio, il Milan procede nel suo progetto per la nuova stagione. Legittimo il beneficio del tempo, del lavoro e anche dell’errore. In attesa dell’unico vero giudice supremo: il campo.
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